di Giulio Mola La banda degli “spietati“ colpisce ancora, trascinata dalla Lu-La, coppia di attaccanti che tutta Europa invidia alla capolista della serie A: 33 gol in due, tanta roba (solo Lewandowski-Muller hanno fatto meglio col Bayern). Grazie ai suoi bomber, l’Inter nel pomeriggio vince l’ottava partita di fila; e in serata scappa nella corsa scudetto, approfittando del passo falso del Milan. Ora è a + 9 sui rossoneri, un allungo forse decisivo. L’1-2 finale è una punizione forse esagerata per il Torino (Belotti in campo solo nel concitato finale), che ha sfiorato il vantaggio nel primo tempo...

di Giulio Mola

La banda degli “spietati“ colpisce ancora, trascinata dalla Lu-La, coppia di attaccanti che tutta Europa invidia alla capolista della serie A: 33 gol in due, tanta roba (solo Lewandowski-Muller hanno fatto meglio col Bayern). Grazie ai suoi bomber, l’Inter nel pomeriggio vince l’ottava partita di fila; e in serata scappa nella corsa scudetto, approfittando del passo falso del Milan. Ora è a + 9 sui rossoneri, un allungo forse decisivo.

L’1-2 finale è una punizione forse esagerata per il Torino (Belotti in campo solo nel concitato finale), che ha sfiorato il vantaggio nel primo tempo (clamoroso palo di Lyanco) ed è riuscito a lungo a mettere in difficoltà i nerazzurri (fino a raggiungere l’illusorio pari con Sanabria), giocando una gara ben preparata da Nicola, fatta di contenimento e ripartenze. I granata pagano a caro prezzo le amnesie di un difensore esperto come Izzo, che prima affossa Lautaro in area provocando il penalty (64’), e poi si fa sfuggire l’argentino in occasione della magia di testa a pochi minuti dalla fine.

Esulta Antonio Conte in tribuna accanto al fratello “analista“ Gianluca, gioisce anche Cristian Stellini in panchina: per lui terza vittoria su tre partite da allenatore “in pectore“. Nella domenica in cui non tutto è filato per il verso giusto, il calcio dimostra di essere una cosa semplice: quando non sei in giornata (Brozovic oscurato da Verdi), la partita è brutta (pochi tiri in porta) e l’avversario è scorbutico (fasce ben presidiate), ci devono pensare i campioni e la qualità a risolverla. E siccome ieri i nerazzurri non hanno giocato bene, ecco il campione (il “Toro“ nerazzurro) che risponde presente, con la glaciale collaborazione di un altro campione (Big Rom dal dischetto). E la qualità di Eriksen e Sanchez, inseriti nella ripresa e fondamentali nelle azioni dei due gol.

L’uomo del giorno però resta Lautaro Martinez e non solo perché ha realizzato il quarto gol di fila ai granata. E’ stata tutta la prestazione dell’argentino a convincere, perché è stato suo l’unico pericolo portato verso la porta di Sirigu nella prima complicata ora di gioco, perché erano i suoi piedi ad innescare tutte le ripartenze e perché anche nell’azione del primo vantaggio c’è il suo zampino (costringe Izzo al fallo in piena area). "Sapevamo che il Torino ci avrebbe reso la vita dura, ma anche che dovevamo fare bene per difendere il vantaggio in testa alla classifica. Questa è una vittoria importantissima, stiamo crescendo tanto - dice felicissimo Lautaro -. Il mio gol? So che oggi pesa molto, sono contento e lo dedico alla mia famiglia. Io però voglio solo vincere qualcosa con questa maglia e non mi importa se sono io a segnare o meno". Il sorriso dell’argentino non si spegne neppure quando si parla del rinnovo del contratto: "Ci stiamo lavorando ma adesso l’Inter è in difficoltà - ammette candidamente ricordando che lo spogliatoio fa di tutto per non pensare ai problemi societari - ma l’accordo si troverà". Nel frattempo lo scudetto è ipotecato. E solo l’Inter può perderlo.