4 mar 2022

L’Allegrismo che fa vincere

Italo Cucci

A tanti è parsa scandalosa questa Juventus che va a Firenze per ingaggiare un confronto “storico“ (il calcio è grande produttore di eventi storici) nel nome di Vlahovic il Traditore e se ne torna a casa con tre punti colti su autorete viola. I tifosi della Fiorentina avevano addirittura preparato una fantastica coreografia tirando in ballo Dante e il canto XXXII dell’Inferno, quello dei traditori, e invece il Dusan si è sì battuto contro i suoi ex fratelli ma alla fine il protagonista dell’arduo confronto è risultato esser Lorenzo Venuti da Montevarchi, emulo del grande Comunardo Niccolai da Uzzano Castello. Una storia tutta toscana. Scandalosa Juve – dicevo – non per quelli che hanno mandato a memoria, filosofeggiando, il celeberrimo motto di Giampiero Boniperti scritto anche sulle magliette dei giocatori, “Vincere non è importante, è l’unica cosa che conta“, divenuto il discusso mantra bianconero. Scandalosa non per me che in tempi antichi colsi dalle labbra di Giampiero la prima formulazione di quel detto, ancor più discutibile per gli esteti guardioleschi: “La cosa più bella è vincere al novantesimo, possibilmente su autorete“. Venuti, insomma, è solo vittima di una profezia. Corretta al 91’. E l’audace Fiorentina a sua volta vittima dell’Allegrismo più smaccato condannato anche da tanti juventini dal palato fine.

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