Leonardo Spinazzola, 28 anni, in lacrime dopo il dolore al flessore della gamba patito nel finale. Il laterale della Roma era stato forse l’azzurro più brillante sin qui
Leonardo Spinazzola, 28 anni, in lacrime dopo il dolore al flessore della gamba patito nel finale. Il laterale della Roma era stato forse l’azzurro più brillante sin qui
di Paolo Grilli Ha commosso l’Italia. Quel ragazzone protagonista di un Europeo splendido che all’improvviso, nel momento più bello dell’Italia, si accascia a terra in lacrime, accusa un dolore fortissimo che lo spinge alla disperazione: chiede il cambio, Cristante prova invano a consolarlo, non riesce più nemmeno ad alzarsi e man mano che i secondi passano è come se il dolore aumentasse a dismisura. Deve intervenire la barella: addio Wembley. E lui, imprendibile sulla fascia mancina, è fermato da un infortunio proprio nel momento più bello della squadra. Si tema la frattura del tendine...

di Paolo Grilli

Ha commosso l’Italia. Quel ragazzone protagonista di un Europeo splendido che all’improvviso, nel momento più bello dell’Italia, si accascia a terra in lacrime, accusa un dolore fortissimo che lo spinge alla disperazione: chiede il cambio, Cristante prova invano a consolarlo, non riesce più nemmeno ad alzarsi e man mano che i secondi passano è come se il dolore aumentasse a dismisura. Deve intervenire la barella: addio Wembley. E lui, imprendibile sulla fascia mancina, è fermato da un infortunio proprio nel momento più bello della squadra. Si tema la frattura del tendine d’Achille: Europeo ovviamente chiuso, ma probabilmente perderà anche una parte di campionato.Mancini ammette che "è un infortunio grave". Peccato davvero Leo... Nel momento più bello della festa dei Barella, degli Insigne, dei Donnarumma, degli eterni Bonucci e Chiellini, Spinazzola non può viversi la sua festa: aveva anche sfiorato il gol, aveva dominato la fascia, era il momento più bello della sua carriera.

Tutt’altra storia quella di Nicolò Barella, un metro e 72 con le scarpe tacchettate, al 31’ di un’Italia-Belgio più che sofferta, con un solo tocco li ha messi entrambi nel sacco, Vertonghe e Vermaelen. Ne è seguito un destro che non ha lasciato scampo a un altro gigante dei Diavoli Rossi, Courtois. Che spettacolo, Nicolò. E’ un simbolo di questa Italia lanciata nel sogno: tosto, furbo, bravo ovunque. E senza alcuna paura.

Eppure l’Europeo del nerazzurro era iniziato in sordina. Non che ci fossero dubbi sulle qualità tecniche e di spirito del talento sardo, intoccabile della mediana insieme a Jorginho. Però le fatiche della lunghissima stagione del Covid devono aver intaccato un po’ anche la sua proverbiale tempra. Giocare da tuttocampista per Conte nell’era delle gare ogni tre giorni, e poi fiondarsi all’Europeo: non è un compito facile.

Barella ha affrontato il tutto alla sua maniera con la divisa azzurra: corsa, qualità e testa bassa. Mancini, nel non risoparmiarlo se non nella gara col Galles a qualificazione agli ottavi già avvenuta, ci ha visto lungo. E Nicolò ha ripagato la fiducia.

Non è un segreto che sia il pilastro dell’Inter scudettata. Nessuno come lui sa mettere la stessa sostanza in tutto quello che la partita propone. Che si tratti di pressare, di costruire, di concludere, di segnare, lui è protagonista. "Il nuovo Tardelli", si dice da tempo di lui, per la capacità di essere decisivo da area ad area. Il paragone è sempre più calzante. Davvero pochi i campioni che sanno coniugare corsa e tocco come lui (vedi anche il cross al millimetro per Immobile nella ripresa). Essere cuore e cervello al tempo stesso, tagliare e un attimo dopo già cucire. Viene in mente Kanté, uno che dall’Europeo è già uscito.

Difficile persino dire quale sia il ruolo del nerazzurro. Riduttivo dire mezz’ala, mediano poi non lo è perché la faticaccia è solo metà della storia in campo di Nicolò. Coccoliamocelo, questo giocatore che ci indica il futuro del gioco con la sua energia infinita.