Roberto Mancini, 56 anni, con Leo Bonucci (34): ha riportato l’Italia al top
Roberto Mancini, 56 anni, con Leo Bonucci (34): ha riportato l’Italia al top
di Paolo Grilli L’uomo del destino, oltre che dei sogni. Roberto Mancini fa il pieno di elogi e di meriti. Lui dissimula anche nel momento della gloria, quando Donnarumma para il secondo rigore. Poi dopo qualche secondo si lascia andare a delle lacrime che sono anche le nostre. Questa è una liberazione, l’incubo è stato ribaltato in una realtà meravigliosa. Cacciati dal mondiale, ora siamo in vetta all’Europa, 53 anni dopo. Calcisticamente parlando, siamo dalla parti dei miracoli. E a un’Italia precipitata nell’incubo del virus, ben peggiore dall’esclusione dai big del pallone, lui ha ridato...

di Paolo Grilli

L’uomo del destino, oltre che dei sogni. Roberto Mancini fa il pieno di elogi e di meriti. Lui dissimula anche nel momento della gloria, quando Donnarumma para il secondo rigore. Poi dopo qualche secondo si lascia andare a delle lacrime che sono anche le nostre. Questa è una liberazione, l’incubo è stato ribaltato in una realtà meravigliosa. Cacciati dal mondiale, ora siamo in vetta all’Europa, 53 anni dopo.

Calcisticamente parlando, siamo dalla parti dei miracoli. E a un’Italia precipitata nell’incubo del virus, ben peggiore dall’esclusione dai big del pallone, lui ha ridato una speranza, una direzione: ha ribadito con le sue scelte che quando ci credi, nulla ti è davvero precluso.

"Era una cosa impossibile anche da pensare – conferma il ct del trionfo – i ragazzi sono stati straordinari, non ho parole, è un gruppo meraviglioso. Questa partita per come si era messa era difficilissima ma l’abbiamo dominata. La squadra è cresciuta tantissimo, siamo felicissimi per tutti gli italiani. Ai rigori – dice ancora il Mancio – è andata così e mi dispiace per gli inglesi. Godiamoci questo trofeo perché ha qualcosa di meraviglioso. Con Vialli c’è un’amicizia che va al di la di ogni cosa, che nasce dai tempi della Sampdoria. Allora eravamo stati sfortunati, oggi si è chiuso un cerchio". Sì, a Wembley la Samp si arrese al Barcellona in finale di Champions. Ventinove anni dopo i “gemelli del gol“ trovano la loro enorme rivincita. Esulta, il Mancio. E ci mancherebbe. Tutti lo guardavano con diffidenza, perché era comune il pensiero che i momenti migliori l’Italia li avesse già vissuti su un campo, senza più possibilità di rivalsa. C’era da riabilitare una nazionale moribonda e Mancini ce l’ha fatta, senza stelle certificate, ma con la forza del cuore e del cervello andando controvento.

La rivoluzione del Mancio è stata anche quella del sorriso, dell’ottimismo, in un mondo che vive di contrasti, di scontri programmati, di diatribe a oltranza. L’azzurro si riaccende, e viene sfatato anche il tabù dei rigori: sì, avevamo trionfato nel 2006 ai Mondiali, ma visto come era andata a quelli del ’94 e pure nel ’98, oltre che agli Europei del 2008 e del 2016, un certo credito con la fortuna l’avevamo.

A livello di scelte, Mancio ha azzeccato tutto, schierando un’Italia in realtà camaleontica, che ha saputo sempre adattarsi. Brillantissima contro Turchia e Svizzera, poi tremendamente concreta. Capace di tutto. Col Belgio e con la Spagna abbiamo sofferto. Anche con l’Austria ce l’avevamo fatta “di corto muso“, si direbbe. Ieri, dopo un avvio choc, lentamente ci siamo riappropriati del sogno. Quello che poteva vacillare con il ko di Spinazzola, giusto per sottolineare che il trionfo non è stato affatto lineare. Alti ostacoli superati per altissimi meriti: le favole girano proprio così.

Ci riconciliamo col calcio, e al genio di Jesi (prima sul campo, poi in panchina) devono essere attribuiti i massimi meriti. Mancio ci ha resi felici. E’ qualcosa riservato ai grandi.