E’ l’Olimpiade delle barriere abbattute, si potrebbe dire che sono davvero Giochi senza frontiere, a volte anche come effetto comico (vedi le batterie della 4x400 mista, con uomini e donne nelle stesse frazioni e risultati ovviamente sproporzionati). Da ieri è anche la prima Olimpiade con un’atleta transgender dichiarata, e la scriviamo con l’apostrofo perché parliamo di Laurel Hubbard, neozelandese di...

E’ l’Olimpiade delle barriere abbattute, si potrebbe dire che sono davvero Giochi senza frontiere, a volte anche come effetto comico (vedi le batterie della 4x400 mista, con uomini e donne nelle stesse frazioni e risultati ovviamente sproporzionati).

Da ieri è anche la prima Olimpiade con un’atleta transgender dichiarata, e la scriviamo con l’apostrofo perché parliamo di Laurel Hubbard, neozelandese di Auckland, 43 anni, che alla nascita si chiamava Gavin. Non farà parlare di sé per i risultati tecnici, visto che ieri nel sollevamento pesi è stata eliminata subito nella categoria oltre 87 kg: per tre volte non è riuscita a sollevare il bilanciere, tra gli applausi di tecnici e volontari e qualche mugugno delle rivali.

Perché la sua presenza rischia di avere un’eco maggiore di una medaglia. Lei lo sa benissimo: "Non sono inconsapevole di quanto faccia discutere la mia presenza qui, ma voglio ringraziare il Cio – ha detto dopo l’eliminazione –, aver accolto la mia partecipazione spiega al mondo cosa è l’olimpismo: inclusione. Lo sport è per tutti".

Ieri è stato così, anche se prima e dopo le polemiche si sono sprecate. Molte rivali non volevano accettare il fatto che un uomo, dopo aver cambiato sesso con una cura ormonale, potesse competere nella gara femminile. "Oggi prevale lo spirito olimpico – ha detto alla fine la belga Anna Van Bellinghen – ma resto della mia idea, questo è un brutto scherzo. Dobbiamo riordinare le regole: nulla contro la partecipazione dei trans, ma non va dato loro un vantaggio così forte".

In realtà in pedana il vantaggio teorico del testosterone più alto non si è visto, come dall’Italia ha sottolineato Vladimir Luxuria: la Hubbard ha fallito sia a 120 che a 125 chili, arrivando undicesima su undici. La prima, la cinese Li Wenwen, ha sollevato 180 chili, 320 totali tra slancio e strappo.

I dirigenti neozelandesi hanno protetto la Hubbard, il Cio ha messo al lavoro medici e federazioni per fissare nuove regole, diverse per sport. Per la federazione mondiale del sollevamento pesi, ieri è stato "un giorno spartiacque".

Doriano Rabotti