17 apr 2022

La stella di Elisa splende anche sul pavè

La Longo Borghini domina la Parigi-Roubaix, oggi il suo concittadino Ganna ci prova contro i favoriti Van der Poel, Pedersen e Kristoff

angelo costa
Sport
L’arrivo di Elisa Longo Borghini in solitudine al velodromo di Roubaix
L’arrivo di Elisa Longo Borghini in solitudine al velodromo di Roubaix
L’arrivo di Elisa Longo Borghini in solitudine al velodromo di Roubaix

di Angelo Costa

Nel ciclismo l’Italia è femmina. Altra classica del Nord, altro trionfo: sei giorni dopo l’Amstel di Marta Cavalli, ecco la Parigi-Roubaix di Elisa Longo Borghini, nota frequentatrice di podi importanti. Sul pavé francese neppure avrebbe dovuto esserci: la campionessa nazionale voleva rinunciare perché non al top. Farle cambiare idea è stata la prima vittoria, da lì in poi ci ha pensato lei. Dominando: a 33 chilometri dall’arrivo ci mette una pietra sopra con uno scatto secco, diventando imprendibile. La rivedranno solo nel velodromo, felice e commossa, dopo aver difeso mezzo minuto di vantaggio con cuore e tenacia, le specialità della casa: quel che si dice un’impresa.

Sventola ancora il tricolore a Roubaix: come già a Colbrelli, indossare il tricolore porta bene a Longo Borghini, trent’anni, piemontese di Ornavasso, figlia dell’ex fondista Guidina Dal Sasso, fidanzata col ciclista Jacopo Mosca. Grinta e carattere deve averli ereditati dalla mamma per mettere insieme una bacheca dove in un decennio ha stipato il Fiandre e la Strade Bianche, due bronzi olimpici fra Rio e Tokyo, due bronzi mondiali, otto titoli nazionali fra strada e crono, due giri dell’Emilia e una valanga di piazzamenti a condire una trentina di successi. Una garanzia, per intenderci.

"Dopo malanni e antibiotici, avevo comunicato alla squadra che non me la sentivo di correre la Roubaix per fare da comparsa, ma la squadra ha insistito perché ci fossi, dicendomi che potevo vincere. E’ un risultato straordinario", racconta Elisa in coda a una giornata azzurra completata dal quinto posto della Cavalli e nella quale è mancata l’iridata Balsamo, squalificata per essersi attaccata troppo a lungo alla borraccia offertagli dall’ammiraglia mentre rientrava da una foratura.

Chissà che il successo di Longo Borghini non porti bene a un altro piemontese, come lei nato a Verbania: oggi, nella gara degli uomini, le speranze italiane si legano a Filippo Ganna, che proprio a Roubaix nell’autunno scorso ha conquistato uno dei suoi titoli iridati in pista. Lo aspettano una distanza doppia rispetto alle donne (257 chilometri), il doppio del pavé (55 chilometri distribuiti in trenta settori) e rivali più abituati di lui ai sassi: su tutti l’olandese Van der Poel, terzo un anno fa al debutto e sempre tra i primi quattro quest’anno nelle classiche, poi l’ex iridato Pedersen, il veterano Kristoff, lo svizzero Kung e pure quel Van Aert che, reduce dal covid, soltanto in corsa rivelerà se ha giocato a nascondersi.

"Non capisco perché la gente mi consideri uno dei favoriti, anche se per me è un onore", dice SuperPippo, che si presenta alla campagna di Francia dopo essersi allenato solo in pista e con precedenti poco incoraggianti, perché dopo aver vinto la Roubaix da dilettante, nelle due da professionista conta un ritiro e un fuori tempo massimo. Anche lui ha dovuto lottare con influenza e antibiotici: magari, per chi è nato nel Verbano, potrebbe rivelarsi una cabala.

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