di Giulio Mola La notte della verità è arrivata. Quella in cui sogni (milanisti) e incubi (juventini) s’intrecceranno in 90’ densi di tensione e agonismo. Mancherà il colore delle curve a San Siro, mancheranno i tifosi vip in tribuna, e sul terreno di gioco non ci sarà neppure il duello stellare fra Zlatan e CR7 (fra i rossoneri assenti pure Bennacer, Tonali e Saelemakers), con lo svedese scalpitante ma...

di Giulio Mola

La notte della verità è arrivata. Quella in cui sogni (milanisti) e incubi (juventini) s’intrecceranno in 90’ densi di tensione e agonismo. Mancherà il colore delle curve a San Siro, mancheranno i tifosi vip in tribuna, e sul terreno di gioco non ci sarà neppure il duello stellare fra Zlatan e CR7 (fra i rossoneri assenti pure Bennacer, Tonali e Saelemakers), con lo svedese scalpitante ma che giustamente Pioli non vuol rischiare ("L’ho rimproverato, perché dopo il video che ha messo sui social sono stato tempestato di messaggi per sapere se avrebbe recuperato. Sta meglio ma non sarà della partita..."). Però il fascino della grande sfida resta, anche se la prima metà di questa anomala stagione ha capovolto le gerarchie. Per un Milan cresciuto velocemente, c’è pure una Juve che ha fatto parecchi passi indietro e non può permettersi di perdere stasera. I rossoneri, invece, a +10, sanno di aver l’occasione giusta per eliminare dalla corsa scudetto i campioni d’Italia. Impensabile fino a sei mesi fa.

Dieci mesi d’imbattibilità in campionato e il primato sono il miglior biglietto da visita per giocare con sfrontatezza. Che non vuol dire presunzione, ma coraggio. Autostima. "Se firmo per il pari? No, voglio vincere anche questa partita", è il messaggio di Pioli. "Non è la partita della vita e neppure quella decisiva. Se approcci la sfida con quell’intento, vuole dire rischiare seriamente di perdere". Questione di mentalità. Da questo punto di vista tanti sono i meriti dell’allenatore rossonero. Perché se il Milan dopo quindici giornate guarda tutti dall’alto in basso non è solo per i primi dieci gol di Ibra, o per i rigori perfetti di Kessie, per le corse di Hernandez, per le prodezze di Donnarumma o per i colpi talentuosi di Leao. No, qui c’è tanto di Pioli, uno che non si lamenta e preferisce un abbraccio a una sgridata (con Tonali a Benevento). E’ questa la forza di un gruppo vincente. Così il Milan è diventato una squadra completa, matura, brillante. Dove tutti segnano e tutti sono importanti ma nessuno è indispensabile.