Giuseppe Tassi

Uno slalom fra il campionato e l’Europa per capire dove può arrivare il sogno di Pirlo. E quello del calcio italiano. Nell’urna di Champions la Signora degli scudetti trova l’avversario meno quotato, il Porto. Una pesca miracolosa, considerando che in lizza c’erano Siviglia, Lipsia, Atletico Madrid e Borussia Moenchengladbach. Un ottavo morbido, almeno sulla carta, per consolidare la nuova vita bianconera che proprio in Europa ha trovato la sua espressione migliore. La notte rampante di Barcellona é stata la miglior espressione del Pirlo-pensiero. Che sia maturata con Chiesa, Kulusevski e Dybala in panchina la dice lunga sulle potenzialità inespresse della squadra e sull’ampiezza di una rosa, che consente variazioni di modulo; anche se Pirlo sembra saldamente ancorato al suo prudente 4-4-2.

La riscoperta di Dybala, con tanto di abbraccio fraterno al tecnico dopo il gol al Genoa, andrà misurata su tempi lunghi. Ma la ritrovata armonia con l’argentino va sul binario opposto rispetto alla storia di Papu Gomez. Il genio e capitano dell’Atalanta finisce all’indice per un dissidio con il suo tecnico. Troppo scomodo e ingombrante come tanti grandi del passato (Baggio, Pirlo, Del Piero, Totti) tanto da far ombra all’allenatore.

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