Ce l’aveva anticipato ieri, nel diario da Tokyo: Carolina Costa è stata di parola e ha vinto la medaglia di bronzo nel judo, categoria oltre 70 kg, battendo in finale l’ucraina Anastasiia Harnyk (10-0). Alla vigilia l’aveva detto: "Peccherò di presunzione ma non temo nessuno, anzi, sono loro che devono temere me". Aveva ragione lei, la judoka messinese che mercoledì ha compiuto 27 anni e che gareggia per l’associazione...

Ce l’aveva anticipato ieri, nel diario da Tokyo: Carolina Costa è stata di parola e ha vinto la medaglia di bronzo nel judo, categoria oltre 70 kg, battendo in finale l’ucraina Anastasiia Harnyk (10-0).

Alla vigilia l’aveva detto: "Peccherò di presunzione ma non temo nessuno, anzi, sono loro che devono temere me". Aveva ragione lei, la judoka messinese che mercoledì ha compiuto 27 anni e che gareggia per l’associazione Franco Costa, intitolata al padre che morì quando lei aveva solo 12 anni.

All’esordio nelle Paralimpiadi, Carolina ha fatto subito centro. E ha raccontato di essere una predestinata, ma in un senso diverso da quello che solitamente si intende. Perché non è stata lei a scegliere il judo, è stata l’arte marziale a scegliere lei: "I miei genitori avevano una palestra e calpesto il tatami sin da bambina: passavo lì maggior parte delle ore della mia giornata. Del mio sport amo tutto, anche la fatica: anzi, soprattutto quella".

Papà è la fonte principale di ispirazione, insieme con un campione azzurro del passato: "Pino Maddaloni mi ha trasmesso la sua umiltà". Detto che, come ci ha raccontato ieri, prima delle gare si concentra ascoltando la colonna sonora del film della Disney Mulan, "che ascoltavo sempre con mio padre" e che da vorrebbe diventare maestra, la Costa (nella foto) non si è nascosta dopo le gare: "Sono abbastanza emozionata e allo stesso tempo stanca, dopo cinque anni di preparazione e di ottimi risultati devo dire che anche se non è arrivato l’oro, per me questo è comunque oro. La dedico a mio padre, al mio allenatore che c’è stato sempre 24 su 24, alla mia famiglia e a tutti quelli che mi sostengono. Il mio obiettivo adesso è Parigi: abbiamo aggiunto un anno per arrivare a Tokyo, ma ne abbiamo tolto uno per Parigi, poi il prossimo anno ci sono i Mondiali. Insomma, un’altra montagna da scalare".

Peccato per quella semifinale: "Potevo prendere benissimo l’oro, in semifinale ho perso un po’ di concentrazione e infatti la Baibatina mi ha battuto per un mio sbaglio: le ho regalato la finale. Peccato, ma una medaglia la porto a casa, il metallo c’è. È la prima di una lunga serie".

C’è da crederle.