30 apr 2022

La lezione di Re Carlo, l’allenatore del cuore

Ancelotti può vincere già oggi la Liga con il Real, dopo il ritorno a Madrid fugati tutti i dubbi grazie al rapporto unico coi suoi giocatori

paolo franci
Sport

di Paolo Franci

Qualcuno sorride, ironico. Qualcun altro si mette addirittura le mani nei capelli. E qualcuno se la ride della grossa, naturalmente nemico giurato di Florentino Perez. E’il 1° giugno 2021 e il numero uno del Real Madrid non se la passa benissimo per la storiaccia della Superlega. Il club blanco quel giorno, annuncia l’ingaggio di Carlo Ancelotti, 6 milioni netti a stagione per tre anni, ripescandolo dalle acque stagnanti di una carriera in discesa. L’avventura finita maluccio col Napoli, poi l’Everton con il quale la mediocrità e compagna di viaggio: un 12° e un 10° posto.

Re Carlo sembra aver perso il tocco, come quei musicisti che non riescono più a comporre una hit. Intendiamoci: resta un grande, ma per guardare alla sua grandezza ormai deve voltarsi indietro. L’ultima big allenata è il Bayern, salutato nel 2017. Però è l’uomo della ’Decima’, intesa come Champions, quella del 2014. Quindi una leggenda a Madrid. E, secondo Perez, per rianimare la leggenda Real, uscito a zeru tituli dalla stagione 2020-2021, serve una Leggenda: Carlo Ancelotti.

Undici mesi dopo, Re Carlo si accinge a vincere una Liga dominata in lungo e in largo. Gli basta un punto oggi pomeriggio con l’Espanyol (alle 16.15 al Bernabeu) per chiuderla lì con un distacco da arrossire per le altre e cioè Barcellona e Siviglia (ieri sera impegnato nell’anticipo col Cadice), puntini piccoli laggiù a 15 punti di distanza. Eppoi c’è ’l’altra decima’. Un numero incollato nei destini di Re Carlo e del suo Real. Nel caso specifico, la decima semifinale – negli ultimi 12 anni – Champions conquistata dalla Casa Blanca. Non un dettaglio. Anche perchè il primo tempo della sfida con il City, giocato a Manchester, è già di diritto la partita del secolo per bellezza, risultato e magie. Quelli che a Madrid sorridevano o sghignazzavano quando Perez annunciò Ancelotti, vorremmo incontrarli adesso. Sarebbe divertente, soprattutto se Re Carlo riuscisse a far fuori l’antico nemico del Real, Pep Guardiola, imprigionandolo di nuovo nella sua ossessione più grande: vincere la Champions lontano da Barcellona.

Altro che bollito e sul viale del tramonto. Re Carlo s’è preso la sua rivincita perchè sa rendersi immortale. Rivive se stesso giocatore attraverso i suoi ragazzi, sfruttando quel talento unico e inarrivabile – solo Mourinho da questo punto di vista può entrare in competizione – nel creare la chimica giusta con ogni suo giocatore. E non è un modo di dire. Ancelotti ascolta, approfondisce, segue, consiglia. Dice Hernan Crespo: "Dargli ascolto è la cosa migliore che un calciatore all’inizio della carriera possa fare".

A poco a poco, con questo suo naturale modo di essere, diventa uno di famiglia per ognuno dei suoi. Ecco perché, ad esempio, abbiamo visto un Benzema capace di tirar fuori la sua miglior stagione, pur nel Real di tanti ragazzini e senza mostri sacri accanto in attacco. Di più: Benzema è diventato il ’capo’, l’uomo che si assume più responsabilità. La guida, lui che sembrava sempre lì lì per uscire fuori strada. Per capire quanto Ancelotti sia votato ai suoi giocatori e li tratti in modo da farsi amare visceralmente, c’è un episodio in questa stagione che chiarisce molte cose. Benzema, 16 rigori segnati su 16 in carriera, sbaglia quello della vittoria con l’Elche nel giorno più nero della stagione. Oltre a fallire dal dischetto, si fa male e gli svaligiano pure casa. Momento delicatissimo. E che fa Re Carlo? Sentite qua: "Sono stato io a dirgli che gli avversari ormai studiano i suoi rigori e che sarebbe stato meglio se stavolta avesse calciato in una direzione diversa dal solito. Lo ha fatto e ha sbagliato. Avrei dovuto tenere la bocca chiusa". Come si fa a non amare uno così?

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