La gioia del bianconeri: in una stagione anomala arriva comunque il secondo trofeo
La gioia del bianconeri: in una stagione anomala arriva comunque il secondo trofeo
di Gianmarco Marchini Una per fare la storia, l’altra per rispettarla. Una per scrivere nuove pagine di una favola che ormai è diventata realtà, l’altra per togliere un po’ di grigio da una stagione e un futuro pieno di nuvoloni. Atalanta-Juventus era molto più di una finale di Coppa Italia. Era soprattutto un esame per capire, da una parte, a che punto fosse la maturazione dei bergamaschi che studiano da top club e, dall’altra, quanto fossero profonde le crepe nel mondo bianconero. Il risultato finale premia la Juventus di Andrea Pirlo, ma non lascia...

di Gianmarco Marchini

Una per fare la storia, l’altra per rispettarla. Una per scrivere nuove pagine di una favola che ormai è diventata realtà, l’altra per togliere un po’ di grigio da una stagione e un futuro pieno di nuvoloni. Atalanta-Juventus era molto più di una finale di Coppa Italia.

Era soprattutto un esame per capire, da una parte, a che punto fosse la maturazione dei bergamaschi che studiano da top club e, dall’altra, quanto fossero profonde le crepe nel mondo bianconero. Il risultato finale premia la Juventus di Andrea Pirlo, ma non lascia sentenze definitive, né stravolge quanto raccontato da tutti i mesi che hanno preceduto la notte di Reggio Emilia, dove - cosa non secondaria rispetto alla posta in palio - il calcio ha ritrovato l’ingrediente che lo rende un piatto dal sapore unico: i tifosi.

Non è una bocciatura per i ragazzi terribili di Gian Piero Gasperini, né una sanatoria sulla stagione altamente negativa degli ex campioni d’Italia. Pirlo chiude con due titoli la sua prima stagione da tecnico, ma molto probabilmente la sua ultima da tecnico della Juventus. Poteva andare persino peggio, certo, ma sul percorso di un anno i bianconeri hanno lasciato molti più dubbi che motivi per pensare a un futuro ancora insieme. La Supercoppa alzata sempre qui a Reggio Emilia con il Napoli e il bis di ieri non saranno argomenti abbastanza forti da spingere Andrea Agnelli e la dirigenza a restare ancora al tavolo con le stesse carte. Hanno provato un all-in, ma è andata male. Cercavano la rivoluzione tecnica e ora dovranno rifarla da capo, con un altro allenatore però. Nemmeno la qualificazione alla prossima Champions, che passerà domenica dalla trasferta di Bologna ma soprattutto dai risultati di Atalanta-Milan e Napoli-Verona, cambierà il destino dell’ex regista della Nazionale. Massimiliano Allegri e Zinedine Zidane erano fantasmi presenti anche ieri sera, quando la classe dei singoli ha prevalso sulla bellezza di un collettivo come quello dell’Atalanta che non deve sentirsi ridimensionata dalla seconda finale di Coppa Italia persa. Il progetto continua, va oltre l’amarezza di questa notte.

Quello bianconero, invece, sarà un discorso da approfondire. Il gruppo ha le individualità per notte come questa, Chiesa su tutti ovviamente, man of the match, insieme a un Kulusevski ritrovato proprio quando sembrava una causa persa e destinata al mercato. Si ripartirà certamente dal monumentale De Ligt, ieri impressionante nella facilità con cui ha disinnescato quella bomba vivente di Zapata.

Ma sulla competizione lunga sono tante le falle da coprire, a cominciare da un centrocampo dove anche ieri sera la Juventus ha mostrato troppa fragilità di idee e gamba. Per rivendicare il trono preso dall’Inter, servirà sedersi a lungo al tavolo e parlarne. Con un allenatore che molto probabilmente non sarà Pirlo.