Il brasiliano Arthur è uno dei calciatori al centro del caso delle plusvalenze
Il brasiliano Arthur è uno dei calciatori al centro del caso delle plusvalenze
di Doriano Rabotti Pierfilippo Capello, cinquantenne romano trapiantato a Milano, 50 anni, avvocato dello studio Withersworldwide, è uno dei massimi esperti di diritto sportivo. E ha studiato con attenzione la vicenda delle indagini della Guardia di Finanza che hanno portato alle perquisizioni in casa della Juventus. Avvocato Capello, che cosa rischia la juve? "Dobbiamo distinguere i piani, quello sportivo e quello penale, e dobbiamo distinguere le persone e il club". Distinguiamo. "Sul piano sportivo mi risulta che ci sia solo un procedimento aperto dalla Procura Figc per cui credo che si ipotizzi una violazione delle noif, le norme...

di Doriano Rabotti

Pierfilippo Capello, cinquantenne romano trapiantato a Milano, 50 anni, avvocato dello studio Withersworldwide, è uno dei massimi esperti di diritto sportivo. E ha studiato con attenzione la vicenda delle indagini della Guardia di Finanza che hanno portato alle perquisizioni in casa della Juventus.

Avvocato Capello, che cosa rischia la juve?

"Dobbiamo distinguere i piani, quello sportivo e quello penale, e dobbiamo distinguere le persone e il club".

Distinguiamo.

"Sul piano sportivo mi risulta che ci sia solo un procedimento aperto dalla Procura Figc per cui credo che si ipotizzi una violazione delle noif, le norme organizzative interne federali. Dipende da cosa contesteranno di preciso, siamo ancora in una fase istruttoria. Il rischio va da una sanzione, che è poco più di un rimbrotto, a provvedimenti molto più gravi, ma questi al momento li vedo un po’ più difficili".

Rischiano i singoli?

"I tesserati hanno l’obbligo di osservare lealtà e probità, sui singoli potrebbe esserci qualche problema in più se si dimostrasse che non sono stati corretti. Sul piano penale, evidentemente la Juve non rischia, sono indagati i legali rappresentanti. Non ci sono contestazioni di particolare gravità, ma dal punto di vista dell’immagine arrivare a un processo non sarebbe bello, soprattutto per un club quotato in borsa, dove l’immagine influisce sul valore della società".

Ma la plusvalenza non è reato, e sembra un po’ complicato provare che sia stata esagerata.

"Io faccio l’esempo di un quadro famoso perché l’unica industria in cui la valutazione di un assett non è oggettiva è l’arte. Picasso ha fatto cento quadri del Periodo Blu e se io dico che il mio vale più del tuo, nessuno può sindacare. Il valore lo stabilisce il mercato. Il problema sorge se ci scambiamo due Picasso da 5 milioni e diciamo che valgono 30. Qui la questione è più complicata perché il valore viene messo a bilancio, e se non è tra soggetti privati bisogna usare molta cautela".

Questi accordi si fanno in due. Le società che li hanno fatti con la Juventus rischiano?

"Eh, secondo me siamo all’inizio, la Juve è quotata in borsa e per chi indaga è stato più facile iniziare da lì, ma non è certo l’unica squadre che fa ricorso alle plusvalenze"

Rischia di saltare un sistema?

"Non credo, però è possibile che alla fine questo modus operandi venga calmierato. Anche in assenza di sentenze, il messaggio che le autorità stanno mandando è chiaro: questa cosa così non si può più fare, non con questa leggerezza. Poi magari non sarà provato alcun illecito, ma il segnale è che le autorità si sono rese conto che c’è qualcosa che merita attenzione. Io non credo che a gennaio nessuno farà più operazioni di questo genere".

Le intercettazioni, dal punto di vista legale, cambiano lo scenario?

"Sì perché possono essere utilizzate in sede di giustizia sportiva, è una giurisprudenza che esiste dai tempi di Calciopoli. Anche le intercettazioni che nel procedimento penale non si possono usare, in quello sportivo si potranno utilizzare con vincoli molto minori. Il valore di un giocatore resta un’opinione, ma se ho la registrazione che due club si mettono d’accordo affinché la valutazione sia più alta, qui è più facile dimostrare la predeterminazione".