Paul Pogba, 28 anni, alla Juve dal 2012 al 2016: il grande ritorno è possibile
Paul Pogba, 28 anni, alla Juve dal 2012 al 2016: il grande ritorno è possibile
di Paolo Grilli Il ritiro viene...ritirato e la Juve può rituffarsi nelle cose di casa, leggi il campionato, con un pizzico di angoscia in meno. L’elisir parziale dopo il doppio blackout che ha fatto sprofondare a metà classifica i bianconeri è arrivato dall’Europa, da quella Champions che per lo meno nella fase a gironi rappresenta ormai un terreno dal raccolto sicuro. Da otto anni gli ottavi della grande coppa finiscono in carniere: garantendo ora 25 milioni di introiti extra quanto mai salutari. Contro lo Zenit è arrivata martedì la migliore prestazione della stagione, se si...

di Paolo Grilli

Il ritiro viene...ritirato e la Juve può rituffarsi nelle cose di casa, leggi il campionato, con un pizzico di angoscia in meno. L’elisir parziale dopo il doppio blackout che ha fatto sprofondare a metà classifica i bianconeri è arrivato dall’Europa, da quella Champions che per lo meno nella fase a gironi rappresenta ormai un terreno dal raccolto sicuro. Da otto anni gli ottavi della grande coppa finiscono in carniere: garantendo ora 25 milioni di introiti extra quanto mai salutari.

Contro lo Zenit è arrivata martedì la migliore prestazione della stagione, se si eccettua forse – sempre di Champions si tratta, ma le modalità sono state ben diverse – l’1-0 al Chelsea campione d’Europa.

Non era per nulla scontato che la Signora reagisse in questo modo alle botte inattese rimediate in campionato. Allo Stadium si è visto il carattere invocato da Allegri. Il poker di forza e classe rifilato ai russi è stata anche la diretta dimostrazione che lo spogliatoio non è affatto spaccato. Ma la nota più lieta a livello di squadra è stata constatazione che c’è modo di vincere e brillare senza la gelida strettoia del corto muso. Paulo Dybala, col suo corredo di invenzioni e gol, ha messo il suo sigillo su questa dimostrazione di qualità.

Non è un caso che la Juve d’Europa giri più sciolta ed efficace: in Champions si trovano squadre quasi sempre dominanti nei rispettivi campionati e abituate a fare la partita, quindi anche a concedere spazi all’avversario.

In serie A invece la tattica esasperata finisce per imbrigliare anche la classe di una big, con possibili grandi sorprese. Anche perché poi le presunte “piccole“, a livello di intensità, ora dettano legge.

Contro lo Zenit, a ben vedere, può aver preso forma la Juve della risalita. La presenza contemporanea in campo della “Joya“ con Morata, Chiesa e Bernardeschi – senza contare il feeling per il gol di McKennie schierato in mediana – parla già da sola di un’attitudine offensiva assente nella ormai archiviata serie degli 1-0 consecutivi. E può portare anche a interessanti sviluppi considerando come possano inserirsi poi in questo discorso tattico Cuadrado, Kulusevski, Kean e Kaio Jorge.

Lo scudetto sembra già irraggiungibile (mai nessuno ha vinto recuperando da -16 punti, la stessa Juve da record delle quindici vittorie di fila del 2015-2016 risalì da -11...) ma in fondo l’ultimo posto utile per la Champions è ancora a soli 4 punti.

Sul mercato di gennaio si dovrà però mettere mano a una rosa che necessita solo di campioni per accelerare la rinascita. Sembra mancare ancora un centrocampista di livello internazionale (l’identikit porta dritti a Pogba, in rotta con lo United e innamorato di Torino) e un attaccante che possa rendere più di Morata. Il sogno è Vlahovic, nel mirino anche di City e Tottenham però, e allora potrebbe realizzarsi quell’acquisto che per due anni almeno è stato solo vagheggiato: Icardi. Ora ad Allegri serve qualcuno che segni, senza fronzoli. Alla Ronaldo.