Damiano Tommasi, 46 anni, è stato presidente dell’Aic dal 2011 al 2020
Damiano Tommasi, 46 anni, è stato presidente dell’Aic dal 2011 al 2020
di Enrico Salvadori Una vita fatta di calcio. Tanto è vero che a 46 anni, dopo aver vinto lo scudetto con la Roma, aver avuto esperienze in Inghilterra, Spagna e Cina e dopo nove anni in cui è stato al timone dell’Associazione italiana calciatori, Damiano Tommasi gioca ancora a centrocampo nelle file del Sant’Anna D’Alfaedo in seconda categoria, squadra vicina al paese veronese dove è nato: Negrar. E il pensiero va subito lì. "Speriamo di finire questa stagione – dice Tommasi – perché quella dei dilettanti praticamente non è mai iniziata. Sarebbe un bel messaggio perché nell’anno del Covid chi interpreta il pallone per divertimento è stato penalizzato più degli altri". Tommasi, se i campionati minori sono a forte...

di Enrico

Salvadori

Una vita fatta di calcio. Tanto è vero che a 46 anni, dopo aver vinto lo scudetto con la Roma, aver avuto esperienze in Inghilterra, Spagna e Cina e dopo nove anni in cui è stato al timone dell’Associazione italiana calciatori, Damiano Tommasi gioca ancora a centrocampo nelle file del Sant’Anna D’Alfaedo in seconda categoria, squadra vicina al paese veronese dove è nato: Negrar. E il pensiero va subito lì. "Speriamo di finire questa stagione – dice Tommasi – perché quella dei dilettanti praticamente non è mai iniziata. Sarebbe un bel messaggio perché nell’anno del Covid chi interpreta il pallone per divertimento è stato penalizzato più degli altri".

Tommasi, se i campionati minori sono a forte rischio quello di serie A è il più imprevedibile della storia.

"Penso che il mercato e il tour de force proposto dal calendario per gennaio ci potrebbero regalare una serie A in continua evoluzione. Di fatto ora parte un nuovo campionato in cui tutto è possibile. Dopo giugno non ci si è mai fermati e anche questo conterà a livello atletico e psicologico".

Il dato di è fatto però ci dice che le milanesi comandano e la Juventus deve rincorrere. Una situazione che non era pronosticabile.

"Beh, l’Inter non mi sorprende per quello che sta facendo in campionato, mi ha colpito in negativo per la sua uscita molto prematura dalla ribalta europea visto il suo potenziale".

Ma questo Milan era veramente una realtà impronosticabile alla vigilia.

"Quello che ha costruito Stefano Pioli è un progetto fatto di scelte giuste, di un mix azzeccato, di una consapevolezza delle proprie possibilità che consente ai rossoneri di dare il massimo. Ibra lo conoscevamo, ma Romagnoli, Leao, lo stesso Donnarumma erano stati alterni nel rendimento. Poi non è la prima volta che giocatori esplodono nel pieno della maturità".

La Juventus invece è indietro e non fallisce lo scontro diretto del 6 gennaio può abdicare nella lotta scudetto.

"La Juve paga lo scotto del rinnovamento. Cambiare e ringiovanire non è mai facile. E’ vero che ha avuto 2-3 passaggi a vuoto ma in Champions ha dato prova di essere una squadra di prima fascia. Il fatto di giocare senza pubblico, ad esempio, ha avvantaggiato il Milan che non ha pressioni e penalizzato i bianconeri che allo Stadium hanno il loro fortino".

Si apre un mercato che pare promettere fuoco e fiamme.

"Sappiamo tutti come sia difficile intervenire sulle squadre a metà stagione anche perché i giocatori importanti spesso non si muovono. C’è poi da considerare che una stagione così compressa impone a tutte le squadre organici folti. Qualche operazione importante ci sarà. Tutti parlano di Gomez come oggetto del desiderio ma penso che la soluzione migliore per lui e l’Atalanta sia quella di ricucire".

Il rafforzamento della rosa, i risultati da ottenere subito ma con il Covid i bilanci vanno a picco.

"Infatti, ora va salvato il salvabile e poi i club debbono pensare a consolidarsi più che al mercato. Aumentando la patrimonializzazione delle società, facendo investimenti produttivi e ragionando a lungo termine".

Nove anni di sindacato calciatori: che esperienza è stata?

"Bellissima. Ho preso il testimone da un grandissimo come Sergio Campana e non era facile. Poi come Aic abbiamo dovuto affrontare il cambiamento di un mondo dove non ci sono più giocatori che restano tanto con la stessa maglia, dove le società ragionano in modo diverso. La difficoltà maggiore dell’Aic è rappresentare bene allo stesso modo il giocatore affermato di serie A e quello di C che fatica a trovare l’ingaggio. Ma la sostenibilità del sistema calcio passa proprio dal trovare questo equilibrio".