di Giulio Mola Non può esserci Inter-Juve senza veleni. Da sempre. Figuriamoci se questi arrivano in coda. Quel che è successo nella notte di San Siro, in un derby d’Italia fra i più scialbi degli ultimi anni, che termina senza vinti nè vincitori ma che comunque sorride agli ospiti. E’ il modo in cui i bianconeri arrivano all’1-1 finale che fa andare su tutte le furie Simone Inzaghi (espulso) e i 57mila presenti sugli spalti: un rigore al minuto 88’ concesso dall’arbitro Mariani per un intervento scomposto di Dumfries su Alex Sandro e assegnato grazie al Var. Il penalty realizzato da Dybala, entrato da pochi minuti, regala alla Juventus un punto insperato e...

di Giulio Mola

Non può esserci Inter-Juve senza veleni. Da sempre. Figuriamoci se questi arrivano in coda. Quel che è successo nella notte di San Siro, in un derby d’Italia fra i più scialbi degli ultimi anni, che termina senza vinti nè vincitori ma che comunque sorride agli ospiti. E’ il modo in cui i bianconeri arrivano all’1-1 finale che fa andare su tutte le furie Simone Inzaghi (espulso) e i 57mila presenti sugli spalti: un rigore al minuto 88’ concesso dall’arbitro Mariani per un intervento scomposto di Dumfries su Alex Sandro e assegnato grazie al Var. Il penalty realizzato da Dybala, entrato da pochi minuti, regala alla Juventus un punto insperato e “gela” i padroni di casa convinti di aver messo le mani su una vittoria che sembrava meritata. Dopo quattro successi di fila, invece, la rincorsa della Juve rallenta (le prime della classe sono 10 punti avanti) ma chi ne esce peggio è l’Inter che chiude con amarezza la settimana: dopo essersi rimessa in carreggiata nella Champions League resta a - 7 dalla vetta occupata da Napoli e Milan.

Calhanoglu titolare: questa la novità di Inzaghi che conferma in blocco i titolari (l’ex Vidal a casa influenzato). Sul fronte opposto Chiesa comincia dalla panchina con Dybala, spazio dal primo minuto a Kulusevski in appoggio a Morata punta centrale. Tanto agonismo e buon ritmo nei primi minuti, con Morata (6’) che spaventa l’incerto Handanovic. L’equilibrio si spezza al minuto 16’, con la Juventus in dieci per l’infortunio di Bernardeschi (problemi ad una spalla): la botta terrificante di Calhanoglu, leggermente deviata da Locatelli, manda il pallone a schiantarsi contro l’incrocio, s’avventa Dzeko (settimo sigillo in campionato, ottavo stagionale) che ribatte in gol. La Juventus va sotto, perde proprio l’azzurro sostituito da Bentancur ed è obbligata ad uscire dal guscio difensivo. Altro svarione di Handanovic che regala palla ai bianconeri i quali non ne approfittano e dopo l’ennesimo errore in disimpegno (questa volta di Skriniar) è Cuadrado a sfiorare il bersaglio. Insomma, Juventus protagonista nel bene e nel male, ma capace di guadagnare metri e coraggio. Dopo qualche minuto di sbandamento l’Inter riprende però il possesso del centrocampo, con la qualità di Brozovic da una parte e la forza fisica di Barella dall’altra, ma pure grazie alla profondità che cercava di dare Perisic sulla fascia. Manca l’ultimo passaggio per le punte (Lautaro “ingabbiato” da Chiellini) mentre sul fronte avverso la Juventus, dopo aver tenuto a lungo il baricentro basso, chiude il tempo creando un paio di mischie pericolose nell’area nerazzurra.

Ritmo basso in avvio di ripresa anche perché l’Inter (con Gagliardini al posto di Calhanoglu) col passare del tempo si abbassa e preferisce “aspettare” la Juventus. Tanta noia e un unico lampo: il contropiede di Perisic (17’) con conclusione da dimenticare. Solo dopo sessantaquattro minuti Allegri decide di cambiare, inserendo Chiesa e Dybala per Cuadrado e Kulusevski. Il primo tiro degno di tal nome è proprio dell’argentino 26’ (respinto con difficoltà da Handanovic), sicuramente più incisivo in pochi minuti del connazionale Lautaro Martinez (impalpabile, sostituito da Sanchez). Finale infuocato, col rigore di Dybala che spegne i sogni nerazzurri ed evita nuove polemiche in casa bianconera. Per lo scudetto se ne riparlerà più avanti.