di Angelo Costa Una decina di minuti, anche meno: si farà in fretta a conquistare la prima maglia rosa di questo Giro d’Italia. Basterà andar forte oggi lungo il Po, nel cuore di una Torino un po’ fredda nel tenere a battesimo un evento che in era covid profuma pur sempre di ripartenza. Meno di nove chilometri a cronometro con meno di dieci curve da affrontare: prova da missili o da treni veloci, dipende da nazionalità e soprannomi dei protagonisti. Sarebbe bello cominciare con un italiano in rosa, come nello scorso ottobre: l’indiziato è lo stesso di Palermo, Filippo Ganna, 24 anni, iridato di specialità, che dopo aver...

di Angelo Costa

Una decina di minuti, anche meno: si farà in fretta a conquistare la prima maglia rosa di questo Giro d’Italia. Basterà andar forte oggi lungo il Po, nel cuore di una Torino un po’ fredda nel tenere a battesimo un evento che in era covid profuma pur sempre di ripartenza. Meno di nove chilometri a cronometro con meno di dieci curve da affrontare: prova da missili o da treni veloci, dipende da nazionalità e soprannomi dei protagonisti. Sarebbe bello cominciare con un italiano in rosa, come nello scorso ottobre: l’indiziato è lo stesso di Palermo, Filippo Ganna, 24 anni, iridato di specialità, che dopo aver vinto otto prove in fila contro il tempo si è inceppato nelle tre successive. A chi ne cerca il motivo frugando fra stanchezza e sacrifici per la squadra, risponde il diretto interessato con l’onestà dei campioni: "Sono umano, non si può esser sempre al cento per cento". L’augurio è che torni ad esserlo oggi, nel suo Piemonte, dove potrebbe sfilare in rosa nei due giorni successivi: gli è capitato già nella passata edizione, dove ha vinto quattro tappe comprese le tre contro il tempo, ma farlo sulle strade di casa ha un altro sapore.

Si riparte da Pippo Ganna, che appena diventato simbolo d’Italia si è sentito addirittura chiedere di trasformarsi in uomo da grandi giri: è vero che in questo settore non stiamo benissimo, ma non si può pretender tutto da un ragazzo che fa già benone il suo lavoro, dominando nelle crono, in pista e a volte nelle tappe.

In rosa al Giro, dove poi aiuterà Bernal, poi sul podio di Tokyo con quartetto e crono: è fin troppo ricca l’agenda del missile di Verbania, abituato a fare un passo alla volta. Il primo oggi, dalle 16,53, ultimo a lanciarsi fra chi punta a tappa e maglia: un minuto prima di lui il debuttante Evenepoel, al quale il Giro chiede di confermarsi fenomeno pur non correndo da nove mesi, e prima ancora, alle 15,43, il pericolo vero, il francese di avi bergamaschi Cavagna, che al Romandia ha appena tenuto fede al nomignolo di Tgv affibbiatogli dai connazionali.

Tre nomi per il podio inaugurale, dove non non ci sarà corsa se Ganna viaggerà sul filo dei 59 orari come già in Sicilia. Più nomi, invece, per un Giro dove di equilibrato non c’è soltanto il percorso, ridotto nelle crono (quella di oggi e l’ultima a Milano di 30 chilometri) e ricco di montagne (otto tappe dure, altrettanti arrivi in salita). Del gruppo favoriti, i tre più quotati sono anche i più ammaccati: Nibali, unico al via ad aver vinto la corsa rosa, sta recuperando dalla frattura al polso, Bernal non corre da due mesi per i guai alla schiena che già gli sono costati lo scorso Tour, Evenepoel riparte qui dopo il terribile volo al Lombardia.

Lo sa bene chi li sfida, come Landa, i giovani Vlasov e Hindley e soprattutto Simon Yates, apparso in spolvero nelle prove al Tour of the Alps, ma sempre con l’incognita di sgonfiarsi nel finale. Così la corsa che parte celebrando l’Unità d’Italia e proseguirà onorando Dante, salutando Giada Borgato prima donna commentatrice in Rai e sperando in qualche faccia nuova fra i nostri, si presenta come una gigantesca incognita: il primo ingrediente per rivelarsi intrigante.