Theo Hernandez, 23 anni: con la doppietta di ieri, il terzino francese è già a quota 3 reti in questo campionato; l’anno scorso furono addirittura 6
Theo Hernandez, 23 anni: con la doppietta di ieri, il terzino francese è già a quota 3 reti in questo campionato; l’anno scorso furono addirittura 6
di Luca Talotta Il Milan è tutto nell’urlo di Theo Hernandez. Una squadra che non molla mai, che ha voglia di stupire, di dimostrare che con la gioia di correre dietro ad un pallone, in modo quasi scanzonato, si possono cullare ancora dei sogni. Sembrava scritto, il primo ko del Milan post lockdown; e invece ci ha pensato il giovane laterale francese, tanto bistrattato dal suo ct nazionale Deschamps quanto idolatrato dai tifosi rossoneri, a riportare la voce zero alla casellina delle sconfitte stagionali. Il mancino magico che s’insacca nell’angolo basso alla sinistra di Sepe e permette...

di Luca Talotta

Il Milan è tutto nell’urlo di Theo Hernandez. Una squadra che non molla mai, che ha voglia di stupire, di dimostrare che con la gioia di correre dietro ad un pallone, in modo quasi scanzonato, si possono cullare ancora dei sogni. Sembrava scritto, il primo ko del Milan post lockdown; e invece ci ha pensato il giovane laterale francese, tanto bistrattato dal suo ct nazionale Deschamps quanto idolatrato dai tifosi rossoneri, a riportare la voce zero alla casellina delle sconfitte stagionali.

Il mancino magico che s’insacca nell’angolo basso alla sinistra di Sepe e permette al Diavolo di mantenere la sua imbattibilità in campionato arriva al minuto 91, dopo che il Parma era riuscito a segnare due reti nelle due uniche occasioni avute e vedersi infrangere i sogni di gloria del Milan su pali (uno) e traverse (ben tre). Il 2-2 finale ricorda quello del 20 ottobre 2019, quando l’allora debuttante sulla panchina rossonera Pioli venne fermato con lo stesso risultato a San Siro dal Lecce guidato in panchina, guarda un po’, da quel Liverani oggi alla guida del Parma. Destino beffardo, sogni che s’incrociano e strade che si accavallano nel tortuoso anno del covid. Il risultato, però, è sempre lo stesso: rossoneri ancora primi, imbattuti da 23 gare di campionato (11 di quest’anno e 12 dello scorso), al terzo pareggio stagionale (tutti a San Siro, altro paradosso del calcio di covidiana era) e 31esima gara consecutiva con i rossoneri a segno.

Tanta paura, ma anche un sospiro di sollievo. Viste le tre traverse, il palo e il gol annullato (giustamente) per fuorigioco dal Var a Castillejo, un Milan sconfitto dal Parma non avrebbe reso giustizia a quanto visto sul campo. Il Diavolo, che resta primo in campionato con tre punti di vantaggio sull’Inter e quattro sulla coppia formata da Napoli e Juventus, ha di fatto “copiato” quanto fatto dai cugini contro il Parma, che al tempo a San Siro si fece rimontare da 0-2 a 2-2; e riproposto il copione già vinto contro il Verona meno di un mese fa sempre tra le mura amiche.

Senza Ibra, Kjaer e Saelemaekers (i primi due a bordocampo nonostante il freddo pungente di Milano), con Gabbia ko dopo soli cinque minuti per un pestone di Calhanoglu, Pioli scopre di avere un difensore in più, il giovane Kalulu, ritrova finalmente un Theo Hernandez decisivo, come ancora non si era visto quest’anno, ma perde Bennacer, uscito per un sospetto infortunio nel finale. Ora, però, i rossoneri potranno godersi un finale di anno da prima della classe, dove le altre inseguitrici avranno diversi scontri diretti mentre i rossoneri dovranno vedersela solo contro la Lazio.

Ma dopodomani si torna subito in campo, c’è da preparare la trasfera sul campo del Genoa che sarà il viatico per il match di domenica contro il Sassuolo. Un dato statistico: è capitato solo in tre occasioni che non il Milan perdesse in nessuna delle prime undici giornate: erano le stagioni 199192, 199293 e 200304. Anni in cui, a fine stagione, vinse poi lo Scudetto