di Gianmarco Marchini I sorrisi di quel luglio 2018 sono scomparsi. E non certo per colpa delle mascherine. Nemmeno tre anni dopo lo sbarco di Ronaldo, la Juventus è una piazza sottosopra, come dopo una rivoluzione mancata: tutt’intorno solo macerie di quelle che erano ambizioni e sogni di gloria. In questo scenario, le parole messe a verbale da Andrea Agnelli e uscite ieri dagli atti dell’inchiesta di Perugia sul...

di Gianmarco Marchini

I sorrisi di quel luglio 2018 sono scomparsi. E non certo per colpa delle mascherine. Nemmeno tre anni dopo lo sbarco di Ronaldo, la Juventus è una piazza sottosopra, come dopo una rivoluzione mancata: tutt’intorno solo macerie di quelle che erano ambizioni e sogni di gloria. In questo scenario, le parole messe a verbale da Andrea Agnelli e uscite ieri dagli atti dell’inchiesta di Perugia sul caso Suarez sono la goccia in più di un vaso già traboccato. Il presidente che scarica su Fabio Paratici la patata bollente dell’esame-farsa al "Pistolero" è un altro passo verso l’inevitabile: una rivoluzione totale che rischia di abbattere la piramide bianconera. A cominciare dalla cima, da Agnelli stesso.

Dopo nove anni di dominio incostratato in Italia, la Juventus si ritrova senza il trono, ma - peggio ancora - senza certezze. Né societarie, né tecniche, né progettuali, perché fare o non fare la Champions il prossimo anno cambia tutto. Alla Continassa sembrano i giorni di Halloween, un via vai di fantasmi: da quello di Max Allegri a quello di Beppe Marotta, spettri di un passato glorioso che minaccia un presente deprimente.

In principio fu proprio Ronaldo, perché quell’operazione impossibile venne firmata dal duo Agnelli-Paratici, col secondo che, nel giorno della presentazione, fu fatto sedere alla destra del signore portoghese, emblema di un passaggio di consegne ormai apparecchiato. E, infatti, dopo pochi mesi, venne accompagnato alla porta Marotta che dell’affaire-CR7 non condivideva nulla. Poco tempo dopo, toccò ad Allegri, reo di non esaltare le capacità del cinque volte Pallone d’oro. Sull’altare di quell’utopia, fu sacrificato poi pure Sarri e ora rischia di bruciarsi lo stesso Pirlo. Agnelli pensa di rifugiarsi nell’usato sicuro proprio di Max, come un circolo vizioso che tradisce un progetto naufragato. E pensare che pochi giorni fa Paratici difendeva il suo presidente sul caso Superlega, castello di carta su cui la Juventus aveva issato la sua bandiera. "Andrea sta progettando il futuro", diceva Fabio forse troppo sicuro di farne ancora parte.