di Leo Turrini Nel 1998 gli dedicarono persino un asteroide. Lui non c’era più, se ne era andato cinque anni prima. In silenzio, il silenzio nobile di un montanaro dell’Appennino abituato a far parlare i fatti. Cento anni fa, il 30 giugno 1920, nasceva a Cutignano, zona Abetone, il grandissimo Zeno Colò. Primo e per ora unico italiano a conquistare l’oro olimpico nella discesa libera. A Oslo, nel 1952, l’Italia della Ricostruzione si...

di Leo Turrini

Nel 1998 gli dedicarono persino un asteroide. Lui non c’era più, se ne era andato cinque anni prima. In silenzio, il silenzio nobile di un montanaro dell’Appennino abituato a far parlare i fatti.

Cento anni fa, il 30 giugno 1920, nasceva a Cutignano, zona Abetone, il grandissimo Zeno Colò. Primo e per ora unico italiano a conquistare l’oro olimpico nella discesa libera. A Oslo, nel 1952, l’Italia della Ricostruzione si accorse di avere in casa un eroe del coraggio.

Ho conosciuto Zeno quando ormai si avvicinava all’ultimo traguardo. Nel 1988, tramite il comune amico Gaetano Coppi, poi presidente della Fisi, volle incontrare Alberto Tomba, il ragazzo emiliano che era cresciuto sentendo narrare le imprese del maestro antico. Fu un momento bello, l’incrocio e l’intreccio di generazioni distinte e distanti.

Colò, con la sua audacia ben degna di un asteroide!, è stato un simbolo dell’Italia che si rimetteva in piedi. Aveva fatto la guerra, aveva sperimentato la prigionia. Era tornato con la voglia di neve del montanaro. Nella velocità sugli sci, con la sua conterranea e coetanea Celina Seghi (a proposito, auguri: la signora ha compiuto cento anni ai primi di marzo), la coscienza di Zeno ritrovava la purezza, si esaltava nel brivido, si sublimava nell’audacia.

Faccio persino fatica a spiegarlo ai contemporanei, eppure è vero, tutto rigorosamente documentato. Colò l’abetonese usava soltanto sci di legno e non indossava il casco. Dopo di che si buttava giù a capofitto e toccava i 160 chilometri all’ora! Oggi si fa un gran discorrere degli “X sport”, le discipline estreme. Beh, spiacente: ma Zeno ci era già arrivato, aveva inventato tutto in anticipo.

Campione del mondo ad Aspen nel 1950 in discesa e in gigante (e fu secondo in slalom!), nella perla del Colorado gli dedicarono un ristorante, denominato “Abetone”. Ci ho mangiato (discretamente) e alle pareti c’erano le foto sue e dei Kennedy e di Frank Sinatra.

Con Coppi e Bartali in bicicletta, con Valentino Mazzola e il Grande Torino nel pallone, con le macchine di Enzo Ferrari, l’intrepido Zeno ha contribuito alla rinascita dell’orgoglio patriottico.

Scritta così suona un po’ retorica, ma mica lo dedicano a tutti, un asteroide.