Nicolò Barella, al centro, festeggiato dopo la rete del 2-0: il centrocampista aveva già griffato con un assist la prima rete ed è stato assoluto protagonista
Nicolò Barella, al centro, festeggiato dopo la rete del 2-0: il centrocampista aveva già griffato con un assist la prima rete ed è stato assoluto protagonista
di Giulio Mola E’ strano, imprevedibile, anche beffardo il calcio. Basta poco per trovarti dalla polvere all’altare, basta un gesto mal interpretato per finire nel pentolone dei “social”, basta una prodezza per far cambiare idea a chi fino a poco prima ti stava criticando. Prendete Arturo Vidal: quattro mesi anonimi, la sfida contro la sua ex squadra, i baci e gli abbracci con l’amico Chiellini all’ingresso in campo. E giù col fango, per un quarto d’ora, finché il cileno con la cresta non azzecca il colpo vincente, il primo campionato. Ah, no, allora non è un traditore, bravo Vidal, evviva Vidal. E’ una delle fotografie di una partita che regala all’Inter il successo (2-0) più atteso, quello contro la Juventus che mancava dalla gestione De Boer....

di Giulio Mola

E’ strano, imprevedibile, anche beffardo il calcio. Basta poco per trovarti dalla polvere all’altare, basta un gesto mal interpretato per finire nel pentolone dei “social”, basta una prodezza per far cambiare idea a chi fino a poco prima ti stava criticando. Prendete Arturo Vidal: quattro mesi anonimi, la sfida contro la sua ex squadra, i baci e gli abbracci con l’amico Chiellini all’ingresso in campo. E giù col fango, per un quarto d’ora, finché il cileno con la cresta non azzecca il colpo vincente, il primo campionato. Ah, no, allora non è un traditore, bravo Vidal, evviva Vidal. E’ una delle fotografie di una partita che regala all’Inter il successo (2-0) più atteso, quello contro la Juventus che mancava dalla gestione De Boer. Volano con le (mezz’) ali i nerazzurri che agganciano per una notte il Milan in testa a quota 40. Deludente invece la Juventus (priva di De Ligt, Cuadrado e Alex Sandro), che si ferma sul più bello dopo quattro vittorie di fila: a -7 dalla vetta (ma con una gara da recuperare) la strada per il decimo titolo di fila è in salita.

Non c’è pubblico a San Siro, e il tutto toglie buona parte del fascino legato a questa sfida, che rappresenta da sempre tradizione, rivalità e passione. Quella dei tifosi, che comunque si sono fatti sentire, con i fuochi d’artificio che hanno colorato la testa di San Siro prima del fischio d’inizio. Perché anche in tempo di pandemia è pur sempre Inter-Juventus, derby d’Italia numero 175 che assume finalmente un significato molto importante per entrambe. Sfida-scudetto ancor più sentita per Antonio Conte che ritrova il suo passato impossibile da cancellare ma pure da battere visto che da quando è diventato allenatore, nelle vesti di avversario non era mai riuscito a sconfiggere i bianconeri (sempre battuto). Per spezzare questo tabù, il tecnico salentino si affida ai titolarissimi, con l’ex Vidal in mediana. Bianconeri con Rabiot vicino a Bentancur e Chiesa che torna alla Scala del Calcio dopo aver castigato il Milan.

L’avvio è pirotecnico, e non solo per i quattro minuti di fragorosi botti come se si fosse a Fuorigrotta. Parte forte la Juventus che va anche a segno (11’) con CR7 servito però da Chiesa in offside, dopo che Rabiot aveva impegnato Handanovic. Replica feroce dei nerazzurri che spaccano il match (13’) con un bel colpo di testa di Vidal servito alla perfezione da Barella. Sbandano i campioni d’Italia, si sente l’assenza di McKennie (in panchina) in mezzo al campo dove giganteggiano l’assatanato cileno e l’ex del Cagliari. Gli uomini di Pirlo invece faticano ad avvicinarsi ad Handanovic lasciando spazi enormi all’Inter che è brava a raccogliersi, compattarsi e schizzare in contropiede. Ben tre occasioni per il raddoppio, due volte con Lautaro Martinez (22’ e 31’) che calcia fuori da buona posizione e poi con Lukaku (37’) che sfugge all’attenta marcatura del rientrante Chiellini e tira in bocca a Sczesny. Inter migliore in tutto: più qualità, più velocità, più iniziativa. Juventus ingabbiata e ripetitiva, pochi cambi di gioco, Morata che vaga in solitudine e Ronaldo fin troppo distante dalla porta.

Sembra reagire la Juventus nella ripresa, ma la fiammata dura pochi giri di lancette. E con due tocchi (6’) ancora una volta l’Inter fa centro: chilometrico lancio di Bastoni, difesa bianconera “bucata” dall’inserimento di Barella che entra in area e fulmina Sczesny di destro. Ronaldo che guarda sconsolato gli avversari è l’immagine della resa eppure i bianconeri avrebbero tempo e cambi (Kulusevski in primis, e poi Bernardeschi e McKennie) per rientrare in partita. Nulla da fare, l’Inter va vicina al 3-0 con Lautaro e Hakimi mentre Handanovic si prende gli ultimi applausi salvando su Chiesa. La partita (quasi) perfetta per la vittoria più bella. Il sogno dei nerazzurri può continuare.