TORINO 30/09/2015 - PARTITA DI CALLCIO COPPA DEI CAMPIONI CHAMPIONS LEAGUE - JUVENTUS SEVILLA -   POGBA  - FOTO MARMORINO/NEWPRESS
TORINO 30/09/2015 - PARTITA DI CALLCIO COPPA DEI CAMPIONI CHAMPIONS LEAGUE - JUVENTUS SEVILLA - POGBA - FOTO MARMORINO/NEWPRESS

Torino, 3 ottobre 2015 - Ha messo la testa a posto. Ha tagliato la cresta. Si è messo nelle mani di uno psicologo/motivatore dello sport. Ha cambiato due volte la cuoca personale, perché la prima gli chiedeva troppi autografi e magliette. Ha voglia di un po’ di normalità il giovane Paul, perché proprio passando dalla normalità e dalla serenità può tornare ad essere il vero Pogba. Non una semplice ciliegina, ma la torta. Tutta, possibilmente. Perché quel 10 sulle spalle, chiesto espressamente questa estate, pesa eccome, come le aspettative.

Tutti lo vogliono, tutti lo cercano. Un po’ come Figaro. Perché Paul non è normale. Ha smesso di esserlo quando ha deciso di svelare al mondo il suo immenso talento, segnando, giocando come pochi sanno fare, incantando la folla, facendo innamorare il popolo bianconero, che allo stadio cantava e ballava la «PogDance» sulle note di «Billie Jean» di Michael Jackson prima del fischio d’inizio. Tutto cancellato. Non c’è più traccia. Basta eccessi.

Paul si è messo anima e corpo nelle mani di Mino Raiola, il suo manager, forse qualcosa in più, forse un fratello maggiore. Lo ascolta. In tutto e per tutto. Gli ha detto di tagliare la cresta, di limitare le uscite serali. Gli ha chiesto espressamente di guardare il meno possibile la televisione, di lasciar perdere i giornali e i loro titoloni. Meglio concentrarsi, lavorare sodo. Perché deve ritrovare se stesso. Parola di Mino, l’uomo che l’ha scoperto e strappato a Sir Alex Ferguson e al Manchester City, l’uomo che l’ha portato a Torino, intuendo che la Juve potesse essere il meglio per lui. Lo è stato, lo è ancora. L’addio di Pirlo e Vidal, là in mezzo, gli hanno tolto certezze. In campo si vede, si percepisce. Vorrebbe spaccare il mondo, dimostrare di essere il più forte, ma a volte si perde, si smarrisce. Non è un bluff. E’ semplicemente un momento, a 22 anni può capitare. Senza la cresta ha dimostrato di voler mettere la testa a posto. Da qualcosa bisognava pure iniziare.

Twitter @LucaPasquaretta