Massimiliano Allegri, 54 anni. La sua Juve ha il decimo attacco della serie A e la terza difesa: in casa ha vinto solo la metà delle partite, cinque su dieci
Massimiliano Allegri, 54 anni. La sua Juve ha il decimo attacco della serie A e la terza difesa: in casa ha vinto solo la metà delle partite, cinque su dieci
di Paolo Grilli Il pallottoliere delle occasioni sprecate registra l’ennesimo ’toc’ in casa Juve. Contro un Napoli dimezzato da Covid, infortuni e Coppa d’Africa, i bianconeri non sono andati oltre il pari, mandando in onda un’altra replica di un episodio stravisto: la Signora brilla solo a tratti, non affonda il colpo quando potrebbe e finisce per aggrapparsi alle eventuali prodezze dei suoi (stavolta Chiesa) per stare a galla. Il bel gioco ci sarebbe pure, ma non è mai una garanzia: perché poi manca palesemente l’abilità di portare la gara dalla propria parte con un’adeguata letalità, quella che contraddistingue le grandi squadre. Negli scontri diretti con le altre “sei sorelle“ partite con le migliri ambizioni in questo campionato,...

di Paolo Grilli

Il pallottoliere delle occasioni sprecate registra l’ennesimo ’toc’ in casa Juve. Contro un Napoli dimezzato da Covid, infortuni e Coppa d’Africa, i bianconeri non sono andati oltre il pari, mandando in onda un’altra replica di un episodio stravisto: la Signora brilla solo a tratti, non affonda il colpo quando potrebbe e finisce per aggrapparsi alle eventuali prodezze dei suoi (stavolta Chiesa) per stare a galla. Il bel gioco ci sarebbe pure, ma non è mai una garanzia: perché poi manca palesemente l’abilità di portare la gara dalla propria parte con un’adeguata letalità, quella che contraddistingue le grandi squadre.

Negli scontri diretti con le altre “sei sorelle“ partite con le migliri ambizioni in questo campionato, Allegri può vantare sinora appena due vittorie (all’Olimpico con la Lazio e in casa con la Roma), poi ha raccolto tre pari e due sconfitte: troppo poco, per ambire alle primissime posizioni, quando alle spalle ci sono stati anche scivoloni con le “piccole“. Questo mese si fa sempre più cruciale contemplando le sfide contro la Roma domani (Chiellini è tornato negativo, ma probabilmente sarà riproposto Rugani) e quella di San Siro del 23 contro il Milan. Senza contare le insidie che possono sempre concretizzarsi con l’Udinese e l’importanza della Supercoppa contro l’Inter mercoledì 12 e degli gli ottavi di Coppa Italia con la Samp.

Ora l’obiettivo dichiarato resta il quarto posto, che dista tre punti: ma l’Atalanta ha una partita in meno, e al terzo c’è il Napoli che resta a +5 con anche il vantaggio degli scontri diretti. Più che all’importanza simbolica di prendere parte anche alla prossima Champions per la decima stagione di fila, si deve badare ai conti: il solo pass per l’Europa dei grandi vale 50 milioni di introiti, doverne fare a meno sarebbe una mazzata per le casse oltre che per l’immagine.

Sì, ma come puntare a tanto con appena 28 gol segnati in venti partite, come non succedeva dal 1999-2000 (anno per altro segnato dal secondo posto dopo la rimonta della Lazio)? Come sopperire alla mancanza di CR7? L’anno scorso il portoghese segnò da solo 29 reti vestendo i panni di più supereroi; ora, a ritorno iniziato, guidano la classifica dei marcatori bianconeri Morata e Dybala con appena cinque reti.

"Ci manca lucidità e freddezza, dobbiamo migliorare negli ultimi 30 metri", ribadisce Allegri, senza però che il problema del gol sembri avviarsi a una soluzione dopo che la difesa – questa sì – si è assestata su livelli da top team.

Sarebbe vitale per la Signora trovare subito un rinforzo in avanti, un bomber pronto uso che possa dare una scossa. Icardi pare la soluzione più ovvia e praticabile, magari con la formula del prestito per galleggiare dopo i rovesci di bilancio, poi giugno si potrebbe pensare a nuovi affondi per Scamacca o Vlahovic: il primo, un talento indiscutibile ma non ancora abituato ai grandi palcoscenici, il secondo probabilmente più pronto ma già proiettato verso quotazioni proibitive e, per questo, forse diretto alla Premier.

Max – che rischia pure la squalifica ora dopo un diverbio con l’arbitro Sozza giovedì a fine partita – deve appellarsi ai suoi, a quello che ha. E i gol del futuro prossimo non possono che portare soprattutto le firme di Dybala (non facilitato dalla vicenda del suo rinnovo) e Chiesa, gli unici in grado di decidere nelle gare bloccate e paludose di questa stagione: laddove invece Morata si è mostrato solo un eccellente collaboratore nella filiera del gol, e a Kean non si può chiedere oa di essere un trascinatore. Ma serve anche vendere: Ramsey piace al Crystal Palace, non sarà l’unico a partire in una rivoluzione d’inverno che potrebbe riguardare anche Arthur e Kulusevski, due grandi promesse incompiute.