Massimiliano Allegri, 54 anni: il ko di Londra ha ridimesionato le ambizioni della Juve
Massimiliano Allegri, 54 anni: il ko di Londra ha ridimesionato le ambizioni della Juve
di Paolo Grilli Il fumo di Londra. La Juve strapazzata allo Stamford Bridge ha rivelato suo malgrado in 90 minuti e rotti tutti i suoi limiti, sottintendendo sempre che debba essere il top d’Europa il suo orizzonte. Troppo più intenso, il Chelsea, troppo più lucido nel domare l’avversario e nel colpire, potendo contare su una classe diffusa che in Europa trova pochi eguali. C’entra poco in questa debacle l’attegiamento, ciò che sarebbe in fondo rivedibile senza troppi sforzi: sono invece fattori determinanti per questo divario la tecnica, la velocità, la capacità di controbattere coralmente e all’istante a...

di Paolo Grilli

Il fumo di Londra. La Juve strapazzata allo Stamford Bridge ha rivelato suo malgrado in 90 minuti e rotti tutti i suoi limiti, sottintendendo sempre che debba essere il top d’Europa il suo orizzonte. Troppo più intenso, il Chelsea, troppo più lucido nel domare l’avversario e nel colpire, potendo contare su una classe diffusa che in Europa trova pochi eguali. C’entra poco in questa debacle l’attegiamento, ciò che sarebbe in fondo rivedibile senza troppi sforzi: sono invece fattori determinanti per questo divario la tecnica, la velocità, la capacità di controbattere coralmente e all’istante a ogni iniziativa dell’avversario.

Visto quanto non ha funzionato martedì sera, praticamente tutto, vale allora la pena considerare quali siano gli insegnamenti impartiti ai bianconeri dai campioni d’Europa con la loro dura lezione. E da lì ripartire sempre nel segno di una rifondazione irreversibilmente avviata, per quanto il ritorno di Allegri potesse far sperare in una serena restaurazione.

Il punto di rilancio per la Juve, forzata dagli eventi a praticare ora la più classica resilienza, non potrà che essere un gioco più spregiudicato: quello di chi vola nei campionati e nelle coppe. Le barricate che avevano funzionato all’andata col Chelsea, in quella serie di quattro 1-0 tra Champions e serie A, sono già state spazzate via dagli eventi. Si trattava di un artificio tattico pronto uso ma di corto respiro, su cui era impossibile costruire successi in questo momento storico per il pallone.

Il ritorno sulla terra dei bianconeri ha mostrato anche quanto sia importante dotarsi di grandi atleti, oltre che di fini interpreti. Si guardi agli sfracelli prodotti l’altra sera da James, marcantonio dai piedi d’oro che ha disorientato Alex Sandro. Vlahovic – l’uomo del desiderio per la Signora – possiede tutte le caratteristiche che si possono richiedere oggi a un giocatore, ma che mancano palesemente negli altri reparti. Sarebbe quindi errato dover ricorrere a un “nuovo Ronaldo“ per mettere una pezza a una squadra fragile.

L’aumento di capitale da 400 milioni alle porte potrà dare respiro al club dopo le terribile secche del Covid, ma è chiaro che gli investimenti sul mercato dovranno seguire una direzione precisa. Quello che non è successo di recente: basta guardare al rendimento di Arthur (pagato 72 milioni), Kulusevski (40), Ramsey e Rabiot (arrivati a parametro zero, ma entrambi con un ingaggio annuale netto da 7 milioni fino al 2023) per capire che diversi errori sono stati commessi. Non si potrà competere certo col Chelsea su questo piano – ma poi Ziyech è costato come Kulusevski, mentre James, Hudson-Odoi e Mount sono talenti fatti in casa dai Blues – però la Signora deve imporsi uno scatto. Servono forza e inventiva, la sintonia coi ritmi alti. Se solo a gennaio arrivasse Pogba (lo vuole anche il Real...) potrebbe iniziare una nuova era alla Continassa, ben sapendo che i trofei non si vincono all’improvviso. Sabato c’è l’Atalanta, intanto: la rivale più pericolosa nella caccia al quarto posto. Quella che all’ultimo riuscì a Pirlo.