Al centro Dejan Kulusevski, 21 anni: decisivo il suo ingresso in una gara bloccata
Al centro Dejan Kulusevski, 21 anni: decisivo il suo ingresso in una gara bloccata
di Paolo Grilli Non sarà proprio una Juve allo Zenit, ma il colpaccio finale a San Pietroburgo è quello che ci voleva, un brodino gustosissimo. La vetta del girone rimane, la solidità pure. E gli ottavi di Champions sono ormai una formalità dopo il tocco d’autore di Kulusevski, l’ennesimo bianconero pronto al pieno riscatto dopo le ombre della gestione Pirlo. Come De Sciglio. I tre punti in Russia certificano la ritrovata vena dei bianconeri, squadra ormai a rischio (quasi) zero e libera di colpire, se stupire ora non è la mission. Arroccatissimi, i...

di Paolo Grilli

Non sarà proprio una Juve allo Zenit, ma il colpaccio finale a San Pietroburgo è quello che ci voleva, un brodino gustosissimo. La vetta del girone rimane, la solidità pure. E gli ottavi di Champions sono ormai una formalità dopo il tocco d’autore di Kulusevski, l’ennesimo bianconero pronto al pieno riscatto dopo le ombre della gestione Pirlo. Come De Sciglio.

I tre punti in Russia certificano la ritrovata vena dei bianconeri, squadra ormai a rischio (quasi) zero e libera di colpire, se stupire ora non è la mission.

Arroccatissimi, i padroni di casa, proprio loro che erano obbligati a cercare il colpo grosso contro la Signora. Che così è stata costretta a fare la partita, con personalità. Ma gli spazi erano davvero troppo ristretti in avvio perché Chiesa si accendesse.

Evidente come la Juve in Europa – a livello di gironi – dimostri di trovarsi in un territorio amico, a differenza delle milanesi che pagano lo scotto di una maggiore inesperienza con difficoltà più marcate. Arriva la quarta partita senza prendere gol e vinta per 1-0, e non può essere un caso. Allegri ha decisamente trovato la quadra dietro dopo le sbandate di inizio stagione, resta da ricostruire in buona parte la letalità che nell’era di Ronaldo non era certo un problema ma che ora rischia di diventarlo.

Le occasioni si contano con le dita di una mano in una partita dai ritmi bassissimi e dal fallo facile. Ma anche questa sfida farà crescere la Juve, che non solo questa volta – tra Europa e Italia – avrà incontrato chi si chiude palesemente per poi affidarsi a veloci scorribande in avanti.

I cambi di Allegri nella ripresa hanno funzionato: Cuadrado ha provato da subito a far saltare l’ordine ghiacciato del match, mentre Arthur con un paio di tocchi d’autore ha fatto capire di poter ambire a qualcosa di più di un ruolo da subentrante. Kulusevski ha condensato nella sua correzione di testa la rabbia e la voglia di chi era finito in un cono d’ombra.

Prevedibile la larga vittoria del Chelsea contro il Malmoe in casa: ora la Juve mantiene tre punti sui campioni d’Europa ma ciò che conta è che lo Zenit terzo sia ora a sei al giro di boa del girone e con tre partite da giocare: tra queste, solo quella fuori con gli inglesi ha cinque stelle di difficoltà.

Servirà però Dybala per accendere la miccia là davanti. Paulo è vicino a un rinnovo ("manca pochissimo", garantisce Nedved) che da un lato conferma l’importanza dell’argentino nel club, e dall’altro caricherà di aspettative il fantasista di qui al 2026. Già domenica a San Siro, con l’Inter, Paulo deve dimostrare di essere tornato quello di un tempo.

La nuova Juve passa anche da una sentenza in Tribunale. Sei condanne – da 4 anni e dieci mesi a un anno e due mesi – al processo Last Banner, tra i tifosi che pressavano la società per le agevolazioni in curva.