16 apr 2022

Juve e Napoli sorridono: tutti prosciolti

Il processo sportivo sulle plusvalenze vede crollare le accuse, impossibile stabilire con criteri oggettivi la quotazione dei giocatori

paolo franci
Sport
Aurelio De Laurentiis, 72 anni, presidente del Napoli. La procura federale aveva chiesto per lui l’inibizione a 11 mesi ma il giudice non ha ravvisato illeciti del suo club
Aurelio De Laurentiis, 72 anni, presidente del Napoli. La procura federale aveva chiesto per lui l’inibizione a 11 mesi ma il giudice non ha ravvisato illeciti del suo club
Aurelio De Laurentiis, 72 anni, presidente del Napoli. La procura federale aveva chiesto per lui l’inibizione a 11 mesi ma il giudice non ha ravvisato illeciti del suo club

di Paolo Franci

Plusvalenza libera tutti. Come nel vecchio gioco da cortile. Non c’è colpevole, né club responsabile. Nessuna ammenda e neanche un giorno di inibizione. Tutti prosciolti i 59 dirigenti e gli 11 club alla sbarra sportiva per il caso delle plusvalenze fittizie. E allora, eccolo lì il gran sospiro di sollievo per Napoli e Juve. E poi per Genoa, Samp, Empoli, Parma, Pisa, Pro Vercelli, Pescara e le due cancellate dai radar per fallimento, Chievo Verona e Novara. Perché tutto è finito in una bolla di sapone? Per conoscere le motivazioni della sentenza bisognerà attendere, ma quel che conta sono quelle poche righe che assolvono club e manager. Le richieste di Giuseppe Chinè, capo degli 007 federali, sono dunque finite contro un muro a trecento all’ora. Tra queste, spiccava quella di un anno di squalifica per Andrea Agnelli e 11 mesi e 5 giorni per il numero uno del Napoli Aurelio De Laurentiis.

"Vede, non esiste un valore preciso di un calciatore. Questo dipende da quanto è ’fesso’ il presidente che lo sta acquistando...", ci raccontava qualche tempo fa un noto procuratore, sottolineando come il costo di un campione o di una mezza calzetta non è – mai – quantificabile. E’ il motivo per il quale, i precedenti processi sportivi per identico addebito finirono in una bolla di sapone o quasi. Come nel 2008, quando Inter e Milan si ritrovarono a pagare una multa da 90mila euro. Certo, c’era il caso Chievo del 2018 quando a fronte di una richiesta di 15 punti di penalizzazione, il club di Campedelli ne incassò tre. Ma tra quella vicenda e questa c’è una differenza enorme, perché lì vi furono le intercettazioni e i calciatori spostati con plusvalenze non furono praticamente mai utilizzati e non c’era accordo economico con il club. A far crollare in modo imbarazzante il castello accusatorio costruito dalla procura (ricorrerà in appello?) è stato proprio il modello messo su per sostenerlo. E cioè utilizzare il sito Transfermarkt, portale tedesco di riferimento affidabilissimo e serio sul valore dei calciatori, ma non al punto di trasformarsi in un fattore giuridico o scientifico nel determinare il prezzo di un atleta.

E c’era anche il precedente Gianluca Mancini – oggi alla Roma – al centro di un caso nel 2015 con Perugia e Fiorentina protagoniste. Mancini fu ceduto dalla Fiorentina al club umbro a titolo gratuito con la garanzia di avere il 50% del costo al momento della cessione. Il Perugia lo gira all’Atalanta per 300mila euro. La Fiorentina non ci sta, sostiene che Mancini vale 1,5 milioni e fa ricorso sostenendo che l’accordo tra umbri e bergamaschi sia in un certo senso "simulatorio". Le toghe sportive però, daranno ragione al Perugia, scrivendo: "Tali quotazioni, inserendosi in una contrattazione di libero mercato, non sono ancorate a fattori valutativi normativamente predeterminati o predeterminabili. Difettano uniformi e oggettivi criteri di valutazione dell’effettivo valore dei calciatori: non vi sono dei parametri certi di riferimento o unanimemente condivisi sull’oggettivo valore di cessione".

© Riproduzione riservata

Iscriviti alla newsletter.

Il modo più facile per rimanere sempre aggiornati

Hai già un account?