di Gianmarco Marchini Basterebbe semplicemente la parola Inter per incendiare l’aria nella Torino bianconera. Figuriamoci ora con una Champions a cui restare aggrappati (Atalanta, Milan e Napoli permettendo), un orgoglio da difendere con il Nemico (impersonato dall’Antonio Conte che ieri diceva: "E’ un campionato equilibrato, Inter a parte...") e, soprattutto, un futuro in cui - rivisitando De Gregori - c’è poco o niente da capire. La...

di Gianmarco Marchini

Basterebbe semplicemente la parola Inter per incendiare l’aria nella Torino bianconera. Figuriamoci ora con una Champions a cui restare aggrappati (Atalanta, Milan e Napoli permettendo), un orgoglio da difendere con il Nemico (impersonato dall’Antonio Conte che ieri diceva: "E’ un campionato equilibrato, Inter a parte...") e, soprattutto, un futuro in cui - rivisitando De Gregori - c’è poco o niente da capire. La partita con i nerazzurri freschi conquistatori del trono non risolverà tutti i problemi della Juventus, ma non vincerla aggraverebbe quelli che già ci sono. Tanti, appunto. All’alba della sua nuova carriera, Andrea Pirlo raccontava di aver vissuto il momento epifanico proprio con Conte tecnico nel triennio 2011-2014: "Lui mi ha trasmesso la voglia di diventare allenatore". Ad Antonio la Juve oggi dovrebbe secondo tanti rendere omaggio con una passerella. "Vedremo, gli abbiamo già fatto i complimenti..", replica Pirlo che un girone fa imparò un’altra lezione dal suo maestro: la sconfitta netta a San Siro tagliò le ali ai bianconeri e la caduta dal volo scudetto ebbe riflessi enormi sul resto della stagione. Sgretolò certezze ed entusiasmi a un gruppo che mai veramente è riuscito a essere squadra. Tutta colpa di Pirlo? No, semmai il suo peccato più grande - se di peccato si tratta - è l’aver accettato l’irrinunciabile offerta di chi gli chiedeva di cambiare la Juve. Non gli sarà chiesto una seconda volta perché, Champions o no, è difficile immaginare l’ex numero 21 ancora al suo posto. Allegri e Zidane aspettano la chiamata, che arriverà quando l’orizzonte avrà contorni più chiari. La Champions sarà un distinguo pesantissimo in un discorso in cui ballano soprattutto gli scenari societari, con la presidenza di Andrea Agnelli in discussione, il capo dell’area tecnica Fabio Paratici in bilico e mezza squadra con la valigia pronta. E sullo sfondo le nuvole nere del caso Superlega che avanzano.

L’imperativo è vincere oggi senza pensare al domani: e Pirlo lo chiede soprattutto a Ronaldo e Dybala, i due col futuro più incerto. Anche se ieri l’agente di CR7 ha deluso i nostalgici dello Sporting Lisbona: "Al momento i piani di Cristiano non passano per il Portogallo".