Jorge Lorenzo dopo il trionfo su Ducati nel 2018, quando non mancò un litigio coi tifosi, e Daniel Pedrosa dopo la vittoria nel 2010
Jorge Lorenzo dopo il trionfo su Ducati nel 2018, quando non mancò un litigio coi tifosi, e Daniel Pedrosa dopo la vittoria nel 2010
di Marco Galvani E’ la pista di Vale. Eppure è stata terra di conquista pure per Jorge Lorenzo. Negli ultimi dieci Gp, sei portano la sua firma. Sei volte il maiorchino ha piantato nella ghiaia la sua bandiera. Il tris 2011-2012-2013 (con il rivale Pedrosa relegato per due volte al secondo posto vendicando la beffa del 2010), poi nel 2015, l’anno successivo fino ad arrivare all’era Ducati. Il 2017 è stato l’anno di Andrea Dovizioso, il 2019 quello di Danilo Petrucci alla sua prima e unica vittoria...

di Marco Galvani

E’ la pista di Vale. Eppure è stata terra di conquista pure per Jorge Lorenzo. Negli ultimi dieci Gp, sei portano la sua firma. Sei volte il maiorchino ha piantato nella ghiaia la sua bandiera. Il tris 2011-2012-2013 (con il rivale Pedrosa relegato per due volte al secondo posto vendicando la beffa del 2010), poi nel 2015, l’anno successivo fino ad arrivare all’era Ducati. Il 2017 è stato l’anno di Andrea Dovizioso, il 2019 quello di Danilo Petrucci alla sua prima e unica vittoria in MotoGp. Poi lo stop forzato a causa della pandemia. E nel 2018? Sempre Ducati. Proprio con Jorge Lorenzo. Nella sua tormentata stagione vestita di rosso. Fu una stagione particolare. Fu un Gran premio d’Italia altrettanto particolare, il Mugello 2018. Lorenzo ci arrivava praticamente a mani vuote. E pensare che sulla carta avrebbe potuto raccogliere molto di più: era il pilota che partiva meglio, era quello che frenava meglio e che riusciva a rialzare prima per scaricare a terra il massimo della potenza della Desmosedici. Eppure arrivò al Mugello con 16 miseri punti. E la certezza di essere senza moto. Perché nel frattempo Danilo Petrucci era già stato arruolato come suo sostituto. "Ero depresso", aveva confessato.

Pensieri negativi. A 31 anni sembrava tutto finito. Ma tra Le Mans e il Mugello arriva la proposta della Honda. Più alta delle aspettative di Jorge. Il destino ormai era segnato. Firma con la squadra più forte del campionato. Eppure quando arriva nel paddock toscano, come ‘regalo’ Ducati gli fa trovare il serbatoio nuovo e modificato così come voleva lui. E arriva la prima vittoria con la Ducati. Poi vincerà quell’anno anche a Barcellona e in Austria a Spielberg. Con già in cassaforte il contratto della Honda. Jorge si riscopre ‘Martillo’ al Mugello dopo 24 gare di purgatorio su una Ducati che non ha mai capito fino in fondo.

Tira fuori una gara delle sue, come ai ‘vecchi’ tempi in Yamaha. E tempo 24 ore da quella che il maiorchino ha classificato fra le tre vittorie più importanti della sua carriera dopo la prima nel Mondiale in Brasile nel 2003 e la prima in MotoGp all’Estoril nel 2008, ufficializza il trasloco da Borgo Panigale. Per andare a prendere il posto (nella Honda ufficiale) del suo eterno rivale Dani Pedrosa. Nemici in pista e nel paddock. Fino a quando nel 2008 il re di Spagna li obbligò a darsi la mano sul podio. Una ‘lezione’ di buone maniere che gli insegnò almeno il rispetto. Le amicizie, in pista, prendono (quasi) sempre delle brutte pieghe. E nemmeno sono necessarie.