14 apr 2022

"Jacobs può correre i 100 metri in 9“70"

Stefano Mei, presidente della Fidal: "Può darsi che io sia fortunato, di sicuro l’atletica sta vivendo un boom grazie ai risultati di Tokyo"

doriano rabotti
Sport

di Doriano Rabotti

Stefano Mei è un uomo fortunato. E non lo nasconde: "Sono diventato presidente della Federazione dell’atletica alla fine di gennaio del 2021 e già a marzo sono arrivate le medaglie indoor di Tamberi, Jacobs e Dal Molin. Poi l’estate è stata straordinaria", ha raccontato a Forlì, ricevendo il premio dell’Ussi-Gergs davanti agli studenti del liceo sportivo.

E’ difficile pensare che in pochi mesi sia tutto merito suo...

"Gli atleti ed i tecnici erano gli stessi di prima. Non so dire se ho portato fortuna io o se chi mi ha preceduto non portava bene. A me va bene comunque, col tempo si parlerà solo dei risultati, che restano".

Di sicuro nessun presidente ha provato le sue emozioni.

"L’1 agosto abbiamo vissuto un momento indimenticabile, forse la pagina più importante dello sport italiano. Tutto in 12 minuti, dopo la vittoria di Tamberi nel salto in alto è arrivata quella di Jacobs nei 100. E poi Marcell ha continuato a metterli in fila tutti ai mondiali indoor".

Anche secondo lei Jacobs può valere un 9“73 sui 100?

"Anche meno, anche 9“70. Quest’inverno andando in un campo non suo a battere Coleman in rimonta sui 60 ha dimostrato che nei quaranta metri successivi lo avrebbe potuto asfaltare".

Che cosa è cambiato per il vostro sport da quel giorno?

"È brutto da dire, forse, ma l’atletica paradossalmente aveva beneficiato del Covid, perché con le palestre chiuse, molte famiglie avevano già iniziato a riportare i figli a fare sport all’aperto. Poi sono arrivati i risultati, i numeri dei praticanti sono aumentati e anche le risorse, grazie al grande spazio mediatico conquistato. Ma aumentano anche le richieste degli atleti".

A proposito di media: come si gestisce l’esplosione di questi campioni?

"Lo sport individuale permette a ognuno di scegliere la sua strada, gli atleti hanno manager e specialisti dei social. Ma vedo che i ragazzi si sanno muovere bene, noi come Federazione siamo un po’ indietro. Ci stiamo lavorando, siamo stati un po’ travolti da tanti successi arrivati nello stesso momento. Ma i ragazzi sono bravi anche da soli".

Da ex atleta cede mai alla tentazione di immischiarsi in cose tecniche?

"Proprio perché sono un ex atleta me ne guardo bene, non è il mio ruolo. Io devo occuparmi di mettere i tecnici nelle condizioni di fare il massimo".

Ora il difficile è confermarsi.

"Io credo che se chiedessimo ad un allenatore di calcio se preferisce allenare quindici brocchi o quindici campioni, vi direbbe che i campioni è meglio averli. I nostri sono tutti ragazzi seri, bravi. E ci sono ottimi atleti pronti alle loro spalle nelle giovanili. Nell’atletica lo spirito di emulazione è fortissimo, è uno sport individuale, quando vedi vincere il compagno non sei contento e vuoi competere".

Lei fa ancora il poliziotto. E’ vero che una volta ha rincorso e catturato un ladro?

"Sì, è stato sfortunato. Stava rubando una bicicletta al parco urbano di Forlì, è scappato anche velocemente, ma poi sulla distanza l’ho preso".

Mei, lei è uno spezzino trapiantato a Forlì, tifosissimo dello Spezia: le sta andando bene anche lì...

"Lo Spezia è la passione, non perdo una partita. L’atletica è il lavoro".

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