di Paolo Croce "Non avevo nulla da perdere, poi ho visto Gimbo (Tamberi ndr) vincere l’oro pochi minuti prima, mi sono gasato di brutto e mi sono detto: perché non posso farcela anche io?’". In queste parole, pochi istanti dopo essere entrato nella storia dello sport, c’è tutta la filosofia di Marcell Jacobs, nei 100 metri piani come nella vita. Provarci, riprovarci e credere nei propri sogni. Anche quando la vita non ti fa sconti. Meglio di Pietro Mennea, meglio di Livio Berruti, per diventare il successore di Usain Bolt: scrivere una cosa del genere, poche ora fa, sarebbe stato impensabile, forse un pensiero così azzardato non lo ha mai avuto neppure Marcell: "Campione olimpico dei 100 metri dopo Usain Bolt, fa venire i brividi...

di Paolo Croce

"Non avevo nulla da perdere, poi ho visto Gimbo (Tamberi ndr) vincere l’oro pochi minuti prima, mi sono gasato di brutto e mi sono detto: perché non posso farcela anche io?’".

In queste parole, pochi istanti dopo essere entrato nella storia dello sport, c’è tutta la filosofia di Marcell Jacobs, nei 100 metri piani come nella vita. Provarci, riprovarci e credere nei propri sogni. Anche quando la vita non ti fa sconti.

Meglio di Pietro Mennea, meglio di Livio Berruti, per diventare il successore di Usain Bolt: scrivere una cosa del genere, poche ora fa, sarebbe stato impensabile, forse un pensiero così azzardato non lo ha mai avuto neppure Marcell: "Campione olimpico dei 100 metri dopo Usain Bolt, fa venire i brividi solo a pensarci e anche con lo stesso tempo" commenta l’uomo più veloce al mondo, che in realtà ha fatto meglio di Usain, che cinque anni fa fece 9”81 contro i suoi 9”80.

Marcell Jacobs non sembra aver ancora realizzato l’impresa leggendaria di cui è stato protagonista: "È il sogno che avevo fin da bambino, arrivare in finale alle Olimpiadi. E sono qui, non so quando riuscirò davvero a realizzare cosa è successo, forse tra una settimana...".

Poi torna con la mente su quei 100 metri letteralmente divorati: "La semifinale, il record europeo, la finale, la medaglia d’oro di nuovo con il record europeo. Beh, nei miei sogni doveva andare così e in effetti è successo. Mi ricordo qualsiasi gara di Bolt, tutte le gare che ha fatto. Vincere le Olimpiadi dopo di lui è incredibile. Un oro olimpico è l’inizio della carriera. Nella mia testa in questi giorni mi sono ripetuto: cosa hanno gli altri più di me che io non ho: niente. Possiamo fare quello che fanno loro".

Detto e fatto. Ma nulla era scontato, visto anche l’equilibrio in semifinale: "Tra semifinale e finale sono migliorato, ho chiesto al mio corpo di darmi l’ultima chance: ho detto “fammi fare la mia corsa e poi mi riposo”. Sapevo di essere in ottima condizione, mi sono concentrato su me stesso, senza guardare gli avversari. Sapevo che potevo migliorare anche il livello tecnico perché non avevo fatto una partenza eccellente in semifinale. Quando ho tagliato il traguardo ho urlato immediatamente. C’era Gimbo in mezzo alla pista, ci siamo saltati addosso. Conosco la sua storia, tutto quello che ha passato. Lo stesso vale per me. Tante batoste che ho dovuto superare. Sabato sera giocavo alla playstation nella mia stanza con Gianmarco, e dicevamo “Immagina se vinciamo? Nooo... È impossibile, non pensarcì’’" e invece...

Per dormire e riposare ci sarà tempo al rientro in Italia: "Già non prendevo sonno normalmente, figurati dopo aver vinto una Olimpiade".

Poi i complimenti degli avversari: "Gli altri quando hanno visto che ho vinto si sono congratulati. Quando abbiamo fatto le foto mi hanno detto devi stare tu in mezzo, sei tu che hai vinto. Un palcoscenico a cui non sono abituato e veramente fantastico. È vero che ho fatto il record europeo, ma tra dieci anni arriva qualcuno e te lo toglie. Una medaglia olimpica non te la toglie nessuno".

L’uomo dei tatuaggi, atleta delle Fiamme Oro allenato da Paolo Camossi. Ma il ragazzo di Desenzano del Garda non era un predestinato, i suoi miglioramenti sono arrivati piano piano, a prezzo di sacrifici e impegno. Lui stesso lo ammette: "È tutto merito del mio staff, della mia mental coach, perché una volta nei momenti importanti mi scattava un black out che mi frenava".

Non può mancare una dedica speciale: "A mio nonno che non c’è più, ma che ha sempre creduto in me. Alla mia compagna, ai miei figli, a tutti quelli che mi sono stati vicino e a tutta l’Italia che mi ha sostenuto".

Una favola quella di Marcell diventata realtà in una calda serata di Tokio.