Gianmarco Marchini E’ un po’ come capita spesso con la donna della propria vita: all’inizio ti piace, sì, ma non pensi sia quella giusta. Ammettiamolo: per cinquantatrè minuti della partita inaugurale con la Turchia abbiamo coltivato il sospetto che forse, un pochino, c’eravamo sopravvalutati. Poi, quando il "nostro" Demiral ha spinto nella sua porta il pallone dell’1-0, lì, l’Italia del Mancio finalmente s’è desta. Come un bastone incastrato tra i raggi della mente: tolto quello, gli azzurri hanno preso il...

Gianmarco Marchini

E’ un po’ come capita spesso con la donna della propria vita: all’inizio ti piace, sì, ma non pensi sia quella giusta. Ammettiamolo: per cinquantatrè minuti della partita inaugurale con la Turchia abbiamo coltivato il sospetto che forse, un pochino, c’eravamo sopravvalutati. Poi, quando il "nostro" Demiral ha spinto nella sua porta il pallone dell’1-0, lì, l’Italia del Mancio finalmente s’è desta. Come un bastone incastrato tra i raggi della mente: tolto quello, gli azzurri hanno preso il volo. Raddoppio di Ciro fino a quel momento Immobile, e tris di Insigne. Eh ma adesso arriva la Svizzera, squadra tosta, finalista in Nations League, dicevano in tanti. Altro tre a zero netto, con doppietta di Manuel Locatelli a chiarire perché Max Allegri lo voglia a tutti i costi alla Juve. E’ la prima di tante favole dentro la grande favola di questo Europeo tricolore. Come quella di Matteo Pessina, il 27esimo del gruppo: il primo dei non eletti. Ma Sensi va di nuovo ko e allora il centrocampista dell’Atalanta deve disfare la valigia: resta e lascia il segno nella terza partita del girone, contro il Galles, quando c’è da far rifiatare chi ha giocato di più e aspettare di conoscere l’avversario agli ottavi.

Peschiamo l’Austria. Rialzano la voce i detrattori nazionali: eh, ma gli austriaci sono ostici, mica come il Galles o le altre (perché nel frattempo la Svizzera è stata declassata come rating). Effettivamente si soffre e benedetto il Var che toglie (giustamente) l’1-0 ad Arnautovic. E’ il 65’, quella rete avrebbe potuto piegarci. O forse no, perché questi azzurri hanno fede nei propri mezzi. E hanno pure Fede con la maiuscola: Mancini toglie Berardi e rimette Chiesa al centro del villaggio Italia. Lo juventino spacca la partita ai supplementari con un gol-capolavoro. Una pennellata alla "Van Gogh" per dirla alla Pessina. Proprio lui segna il 2-0 che ci porta ai quarti. Il Belgio butta fuori il Portogallo. Riparte il coro dei pessimisti: ah, non ci poteva andare peggio: ora vedrai De Bruyne e Lukaku. Li intravediamo soltanto: il primo si vede negare il gol da un prodigio di Donnarumma, l’altro segna su rigore e quello è l’unico pallone che tocca in tutta la sera. Una magia di Barella e una perla di Insigne affossano i numeri 1 del ranking mondiale. In semifinale, a Wembley, c’è la Spagna: Dani Olmo e compagni ci nascondo il pallone a lungo, ma appena Chiesa lo trova lo mette all’angolino. E’ fatta: no, Morata entra e pareggia. Si finisce ai rigori: Donnarumma para, Jorginho segna. Siamo in finale. Il resto della storia è il trionfo di Wembley.