Il Pallone non è d’Oro ma ancora una volta intriso di veleno e lacrime per il mondo azzurro e per un ragazzo che è stato uno dei simboli del trionfo di Wembley. Ancora un maledetto rigore contro la Svizzera, ancora un errore di Jorginho dopo quello di Basilea. Il playmaker azzurro a un soffio dal termine spara fuori la palla che ci avrebbe tolto dall’incubo degli spareggi, pur in una notte complicata e assai poco scintillante per i ragazzi del Mancio. Quel rigore a due minuti dal termine l’aveva preso Berardi, uno dei migliori e l’applauso finale dell’Olimpico agli eroi di Wembley non rende meno amara una notte da incubo. Ora...

Il Pallone non è d’Oro ma ancora una volta intriso di veleno e lacrime per il mondo azzurro e per un ragazzo che è stato uno dei simboli del trionfo di Wembley. Ancora un maledetto rigore contro la Svizzera, ancora un errore di Jorginho dopo quello di Basilea. Il playmaker azzurro a un soffio dal termine spara fuori la palla che ci avrebbe tolto dall’incubo degli spareggi, pur in una notte complicata e assai poco scintillante per i ragazzi del Mancio. Quel rigore a due minuti dal termine l’aveva preso Berardi, uno dei migliori e l’applauso finale dell’Olimpico agli eroi di Wembley non rende meno amara una notte da incubo. Ora bisogna vincere con l’Irlanda e difendere il +2 nella differenza reti mentre la Svizzera ospiterà la Bulgaria, sennò saranno spareggi a marzo.

Mondiali 2022, l'Italia qualifica se... Tutte le combinazioni

Italia-Svizzera, le pagelle: Belotti spento, l'energia confusa di Chiesa

L’entusiasmo dell’Olimpico che canta l’inno di Mameli a squarciogola è travolgente. Come lo è la voglia di Mondiale di Mancini e i suoi ragazzi. Calma e zero ansia avevo detto il Mancio alla vigilia, ma i primi venti minuti di partita raccontano tutta un’altra storia. Una storia che ci mette di fronte ad una Svizzera che, se possibile, è ancora più tosta di quella che ha eliminato la Francia campione del mondo all’Europeo ed è arrivata a giocarsi la qualificazione al Mondiale con i campioni d’Europa in carica, l’Italia, all’ultimo mach point. La squadra di Yakin, pur segnata dalle molte assenze è messa benissimo in campo. Il tecnico che ha sostituito Petkovic cerca il pressing alto e il ripiegamento veloce e piazza al centro dell’attacco Okafor al posto dell’annunciato Gavranovic. Mossa che si rivelerà azzeccatissima. L’Italia è quella annunciata, con il Gallo Belotti a giocarsi tutto in quell’ora di autonomia sottolineata dal Mancio. Solo che la magica scia dell’Europeo s’è ormai consumata e i primi venti minuti di partita sono addirittura scioccanti per il mondo azzurro. Sì perchè gli svizzeri bucano facile facile dalla parte di Di Lorenzo, poco aiutato da Chiesa e con Barella assai poco lucido a dare una mano. Il risultato tragico dei continui affondi degli svizzeri è il gol di Widmer dopo 11 minuti. Okafor va via a sinistra si mangia Di Lorenzo e la dà indietro per l’ex Udinese che spacca la porta. E’ un incubo che si ripete per almeno venti minuti, quando la Svizzera più volte crea i presupposti per il bis, sempre con lo stesso tipo di giocata: palla avanti in ripartenza, affondo a sinistra e palla indietro per il tiratore di turno. E meno male che Shaqiri e i suoi compari alzano la mira o trovano Gigio pronto. L’Italia accusa e tira fuori la testa, non è fortunata quando Locatellli e Barella sparano su Sommer, ma poi trova il pari con Di Lorenzo, convalidato dopo lungo check del Var per presunto fuorigioco. C’è da soffrire, è chiaro, anche nella ripresa, quando il Mancio toglie il Gallo e si affida a Insigne falso nove.

L’Italia prova ad impennarsi, il Mancio prova a cambiare le carte buttando dentro un pieno di entusiasmo e cioè Berardi e Tonali he se la giocano assai bene, fino al maledetto rigore procurato dall’attaccante del Sassuolo.