di Doriano Rabotti Sulla soglia dell’età adulta, sportivamente parlando: l’Italvolley giovanissima di Fefè De Giorgi oggi alle 21 (diretta Rai Due e Dazn) sfida la Serbia, come le ragazze hanno fatto per il titolo Europeo. Stavolta si gioca a Katowice, in Polonia, ed è ’solo’ una semifinale, ma carica di molti significati che vanno oltre l’evento puramente sportivo. Su quel piano, si potrebbe fare in...

di Doriano Rabotti

Sulla soglia dell’età adulta, sportivamente parlando: l’Italvolley giovanissima di Fefè De Giorgi oggi alle 21 (diretta Rai Due e Dazn) sfida la Serbia, come le ragazze hanno fatto per il titolo Europeo. Stavolta si gioca a Katowice, in Polonia, ed è ’solo’ una semifinale, ma carica di molti significati che vanno oltre l’evento puramente sportivo. Su quel piano, si potrebbe fare in fretta: vediamo se questa Azzurra, che è un progetto di squadra, ha già le energie sufficienti per entrare tra le grandi e assicurarsi con la finale anche un posto sicuro al prossimo mondiale, cosa che darebbe una tranquillità diversa anche al lavoro futuro.

In realtà la partita vera è quella delle generazioni. Perché da tempo il volley italiano è alle prese con nazionali giovanili che ottengono risultati mondiali e giocatori che poi non trovano la stessa fiducia nei club e si perdono, come se la gonfia tubatura del talento si rompesse poco prima dell’arrivo a destinazione.

E invece questa squadra, che De Giorgi sta progettando senza Juantorena e al momento, anche per l’operazione, senza Zaytsev, ha la grande opportunità di uscire dal cono d’ombra dove crescono le promesse, e maturare nel sole delle sfide decisive.

Prendete Giulio Pinali, talento bolognese che Velasco portò a Modena e che ora il club emiliano sta prestando per farlo giocare, l’anno prossimo a Trento: il suo è il ruolo più delicato, perché deve raccogliere l’eredità dello zar. Finora ha sbagliato una partita sulle sette vinte dall’Italia: "Sappiamo che sarà una partita difficile, ci sarà da lottare. Le nostre sensazioni però sono buone, siamo arrivati qui grazie all’entusiasmo e all’energia che mettiamo in ogni partita, ma anche fuori dal campo. Siamo coesi, viaggiamo compatti, abbiamo un obiettivo comune. Con il passare delle partite il feeling tra di noi è aumentato; essere qui è un sogno che si sta realizzando".

Non c’è nessuna fretta di svegliarsi.

Vale anche per Alberto Giuliani, allenatore della Slovenia che alle 17.30 sfida la Polonia nell’altra semifinale.