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10 mag 2022

Inzaghi, tre partite per giocarsi il futuro

Inter, domani la finale di Coppa Italia con la Juve poi l’assalto al Milan capolista per lo scudetto: il rinnovo balla in 270 minuti

10 mag 2022
mattia todisco
Sport
Simone Inzaghi, 46 anni, con Lautaro Martinez, 24: finora l’Inter ha messo in bacheca un trofeo in stagione, la Supercoppa e punta ora a Coppa Italia e scudetto
Simone Inzaghi, 46 anni, con Lautaro Martinez, 24: finora l’Inter ha messo in bacheca un trofeo in stagione, la Supercoppa e punta ora a Coppa Italia e scudetto
Simone Inzaghi, 46 anni, con Lautaro Martinez, 24: finora l’Inter ha messo in bacheca un trofeo in stagione, la Supercoppa e punta ora a Coppa Italia e scudetto
Simone Inzaghi, 46 anni, con Lautaro Martinez, 24: finora l’Inter ha messo in bacheca un trofeo in stagione, la Supercoppa e punta ora a Coppa Italia e scudetto
Simone Inzaghi, 46 anni, con Lautaro Martinez, 24: finora l’Inter ha messo in bacheca un trofeo in stagione, la Supercoppa e punta ora a Coppa Italia e scudetto
Simone Inzaghi, 46 anni, con Lautaro Martinez, 24: finora l’Inter ha messo in bacheca un trofeo in stagione, la Supercoppa e punta ora a Coppa Italia e scudetto

di Mattia Todisco

Tre partite per giocarsi tutto. Coppa Italia, scudetto, futuro. Simone Inzaghi può diventare l’allenatore più vincente della storia del club al suo primo anno, oppure chiudere col magro bottino di una Supercoppa Italiana. C’è un abisso nel mezzo, che si può restringere o allargare secondo l’esito dei prossimi 270’. Salvo supplementari, possibili domani, nel primo step verso un avvenire più o meno felice. La finale contro la Juventus è un’occasione per confermare uno status che quest’anno si è sublimato nel successo in Supercoppa e nel trionfo corsaro allo Stadium, quello che ha rilanciato i nerazzurri nella corsa scudetto prima che calasse la mannaia di Bologna. La gara secca, però, riequilibra le percentuali. I bianconeri, negli scontri diretti di quest’anno, non hanno mai ceduto di schianto. Hanno perso al 120’ a gennaio, pareggiato in autunno nell’andata del campionato, ceduto di misura a Torino concedendo ben poco all’Inter più cinica della stagione. Cercano vendetta e l’unico possibile trofeo dell’annata.

Sarà sfida dura, per entrambe. Così come ardua è l’impresa per i nerazzurri in serie A. Non si parte da 0-0. I campioni in carica devono vincere e sperare in un inciampo del Milan che di recente non è arrivato. I rossoneri possono anche pareggiarne una e vincere l’altra. L’Inter no. In due mesi di crisi post-derby perso (la vera svolta del cammino in A, se la classifica finale darà ragione a Pioli) sono stati sperperati punti che alimentano rimpianti. Chiudere con un altro successo da mostrare in bacheca, con due o con nient’altro farà per Inzaghi tutta la differenza del mondo. Non tanto in termini di conferma, perché Steven Zhang sembra realmente convinto a trattenerlo a dispetto di ogni possibile tracollo sul traguardo, ma di fronte a una piazza che già adesso lamenta uno scudetto vicino a prendere la strada dell’altra sponda del Naviglio, nonostante una superiorità complessiva mostrata negli scontri diretti (anche in quello perso).

Sarebbe un ricominciare, a luglio, in condizioni più difficili, nella diffidenza che attornia i secondi, anche quelli arrivati a un passo dal traguardo, nonostante a Inzaghi fossero stati chiesti obiettivi già centrati: la zona Champions e gli ottavi nella competizione europea. In più, mentre la Juve ha preso Vlahovic a gennaio e il Milan potrà probabilmente contare sui forti investimenti dei futuri acquirenti, l’Inter tornerà al punto di partenza di un anno fa: spendi poco, incassa tanto. Con il rischio che Dumfries può replicare i numeri di Hakimi, ma per contro Correa e Dzeko non sommano quelli di Lukaku. E sul tavolo c’è sempre un contratto, per il tecnico, che porta ancora la scadenza di giugno 2023. Verrà rinnovato a prescindere?

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