Niente, l’Inter proprio non ce la fa a dimostrarsi…Internazionale. Con il pallido 0-0 di Kiev, fanno venti partite giuste giuste da quando la Beneamata si è riappropriata del palcoscenico Champions. Sei con l’ultimo Spalletti, dodici con Conte, due adesso con Inzaghi. Vittorie: cinque, il venticinque per cento. Poiché tranne quando riguardano l’insopportabile Donald Trump i numeri non mentono mai, è chiaro che così non si va da nessuna parte. Appiano Gentile, abbiamo un problema. L’Inter non accede alla seconda fase del torneo dalla stagione 2011-2012. Un’era geologica fa.

Intendiamoci. Il pareggio con la bella squadra ucraina del bravo De Zerbi non intacca le chances di qualificazione ed è anche vero che la sconfitta con il Real Madrid era stata immeritata.

Eppure. Eppure, al di là dei risultati, all’Inter serve uno scatto di qualità. Un cambio di mentalità, per essere protagonista anche in Europa: ieri sera, per dire, non si è vista quella determinazione che sabato contro l’Atalanta aveva quasi permesso di ribaltare la partita, al netto dell’errore dal dischetto di Di Marco. Invece c’era, a Kiev, come una timidezza di fondo, quasi il timore di non essere all’altezza della situazione. E l’avversario mica era il Liverpool o il Bayern!

È un vecchio discorso e gli juventini ne sanno dolorosamente qualcosa. Oltre il valico di Chiasso, il calcio è diverso.

Sarebbe ora di prenderne atto.