Filippo Inzaghi, 47 anni, tecnico del Benevento. Nel riquadro, il fratello Simone (45)
Filippo Inzaghi, 47 anni, tecnico del Benevento. Nel riquadro, il fratello Simone (45)
di Paolo Franci A salvare il Benevento dovrà pensarci Inzaghi. FIlippo? No, Simone. Perchè il pallone, quando rotola, è capace di disegnare traiettorie impensabili, addirittura impossibili. E allora succede che un fratello dovrà aiutare l’altro, pur nello steccato del massimo della sportività ma, su, dai siamo esseri umani o no? E come si può non pensare che Simone voglia dare una mano a Pippo nella settimana più difficile e colma di speranza della sua difficile carriera di allenatore? La storia è roba da serie tv. Da una parte c’è il fratello maggiore, Pippo, che...

di Paolo Franci

A salvare il Benevento dovrà pensarci Inzaghi. FIlippo? No, Simone. Perchè il pallone, quando rotola, è capace di disegnare traiettorie impensabili, addirittura impossibili. E allora succede che un fratello dovrà aiutare l’altro, pur nello steccato del massimo della sportività ma, su, dai siamo esseri umani o no? E come si può non pensare che Simone voglia dare una mano a Pippo nella settimana più difficile e colma di speranza della sua difficile carriera di allenatore?

La storia è roba da serie tv. Da una parte c’è il fratello maggiore, Pippo, che ha visto crollare le speranze di salvezza al 93esimo di una partita che il Benevento non poteva non vincere. E invece.E’ successo che quando il cronometro non ne poteva più, al 93’, Simy, centravanti del già retrocesso Crotone, ha fatto quel che riesce meglio: il gol. E ha pareggiato la partita che ha tramutato la distanza in classifica tra Benevento e Toro in uno strapiombo. Già, quel Toro che ne ha preso undici nelle ultime due gare e che pare non averne proprio più. Le strane curve del pallone però, hanno deciso che il recupero della contestatissima - anche davanti alle toghe sportive - gara tra Lazio e Torino, all’epoca rinviata per Covid e per effetto della decisione dell’Asl torinese, sia fondamentale per il Torino, al quale basta un pari all’Olimpico per strappare una soffertissima salvezza. Già, ma lo è anche per il Benevento. Come? Semplice. Se Simone Inzaghi convince i suoi a riattaccare la spina - dopo aver giocato male e vinto con il Parma e giocato male e perso il derby - battendo il Toro tiene in vita la speranza di salvarsi del fratello. Poi, neanche fossimo in una trama suburriana, l’ultima giornata del campionato metterebbe in scena la resa dei conti tra Toro e Benevento. Un vero e proprio spareggio che in ogni caso lascerebbe al Toro due risultati su tre.

Strana è la vita eh? SImone ha dovuto smettere di giocare, infilarsi non tra due difensori ma in un abito elegante per smettere di essere ’Inzaghino’, oppure ’Simoncino’. Cioè quei vezzeggiatvi che paiono tanto carini a chi li conia ma parecchio odiosi per chi se li ritrova affibbiati, non fosse altro perche disegnano una differenza già lì per logiche anagrafiche. Pippo è sempre arrivato prima di lui. Logico, ha tre anni in più. E allora da calciatore a Piacenza emerge prima Pippo. SImone arriva ad assaggiare lo scudetto in una grande Lazio e, niente, Pippo l’ha già vinto. Simone fa cinque gol in Champions in una partita, Pippo la Champions la vince. E pure il Mondiale.

Poi arriva la panchina, il predestinato sembra Pippo con tutte quelle storie al Milan ma no, stavolta no. Stavolta Inzaghino diventa Inzagone e Pippo è lì, appeso a quel che farà Simone domani all’Olimpico. Bella storia eh? Un fratello che aiuta suo fratello, chissà quante volte sarà successo quando erano soltanto dei bambini.