17 mar 2022

Inutile Vlahovic se non c’è gioco

Paolo Franci

Entra Gerard Moreno. L’uomo più temuto alla vigilia e che sospiro di sollievo sapere che non l’avrebbe giocata. Non tutta, intendeva quel demonio di Unai Emery. E infatti gli sono bastati quattro minuti per ritrovarsi sulle porte del paradiso, il dischetto dello Stadium. L’uomo che per primo ha picconato il sogno della Juventusera entrato da poco e non doveva neanche giocare. Questo per dire che una maledizione è tale - quella della Juve in Champions, what else? - quando si manifesta nel modo più crudelmente inaspettato, con il gol di uno che non doveva esserci. Da lì in poi la Juve è divenuta sabbia finissima tra le dita spagnole. Ha perso la Champions, la testa nel finale di gara quando tutto si decide in partite come questa. Ha perso perchè il gioco che non c’è in Europa lo si paga a carissimo prezzo, c’è poco da fare. Per continuare a sognare aveva comprato un Ivan Drago, Dusan Vlahovic, ma neanche lui è servito a spezzare la maledizione. E non bastano quei venti, venticinque minuti di partita nel primo tempo a incorniciare una prestazione che via via è andata annacquandosi, lasciando ai gialli cappa e spada nel momento in cui in certe notti bisogna sapere quando parare i colpi e quando affondar di lama. La Juve eliminata dal Villarreal, settimo di Spagna, è il segno della mediocrità del nostro pallone. Nessuna italiana nei quarti in Champions, ci stiamo facendo il callo, ma quantoa male. Sì, quanto fa male.

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