La grinta del tecnico Simone Inzaghi; in alto il pari contro l’Atalanta
La grinta del tecnico Simone Inzaghi; in alto il pari contro l’Atalanta
di Mattia Todisco Un giorno di allenamento ed è già vigilia. Si torna in Champions League, domani sera a Kiev, dove l’Inter è attesa dal secondo impegno del girone eliminatorio. Una città che richiama imprese passate: il 4 novembre saranno dodici anni dal 2-1 in casa della Dinamo, tappa fondamentale del Triplete nerazzurro. Ad attendere Handanovic e compagni ci sarà lo Shakhtar fresco vincitore della Supercoppa nazionale, allenato da De Zerbi e capace lo scorso anno di imporre un doppio 0-0 nel girone dopo aver preso cinque gol...

di Mattia Todisco

Un giorno di allenamento ed è già vigilia. Si torna in Champions League, domani sera a Kiev, dove l’Inter è attesa dal secondo impegno del girone eliminatorio. Una città che richiama imprese passate: il 4 novembre saranno dodici anni dal 2-1 in casa della Dinamo, tappa fondamentale del Triplete nerazzurro. Ad attendere Handanovic e compagni ci sarà lo Shakhtar fresco vincitore della Supercoppa nazionale, allenato da De Zerbi e capace lo scorso anno di imporre un doppio 0-0 nel girone dopo aver preso cinque gol tutti assieme nella semifinale di Europa League di poche settimane prima.

Arrivata ai gironi dopo un rocambolesco passaggio del turno contro il Monaco, la colonia brasiliana d’Ucraina trova un’Inter diversa nella filosofia da quella che Conte ha lasciato, ma non dalla squadra che un anno fa era ancora alla ricerca di un gioco più europeo, meno votato al "para i colpi e riparti". Inzaghi ci sta riprovando, si vede nei numeri offensivi (venti gol fatti in sette uscite stagionali, a secco solo con il Real Madrid) e in quelli difensivi.

L’Inter ha subito almeno una rete in ogni partita, tranne la prima col Genoa. Significa che da sei consecutive non riesce a blindare la porta. Handanovic ci ha messo molto del suo tra Verona (passaggio involontario a Ilic), Sampdoria (mancata uscita sull’1-1) e Atalanta (respinta errata su Malinovskyi e altra palla regalata alla Dea sul 2-3 annullato dal Var). In altre circostanze è sembrato però di vedere delle crepe, qualche concessione di troppo, una solidità lontana dal muro granitico che ha caratterizzato la corsa allo scudetto.

C’è un fattore "acido lattico" da considerare. Il calendario è pieno, ma Inzaghi sembra avere una lista di fedelissimi alla cui presenza difficilmente rinuncerà negli appuntamenti cruciali. Handanovic e il trio Skiniar-De Vrij-Bastoni, Barella e Brozovic in mezzo, Martinez e Dzeko davanti.

Correa tornerà a disposizione, ma ha saltato le ultime due partite e mezza per una botta al bacino e difficilmente sarà titolare. Più probabilmente riuscirà ad esserlo Dumfries.

In generale sarebbe stato meglio un weekend di maggior "riposo", in vista della sfida europea. La sfida all’Atalanta ha invece richiesto un forte dispendio di energie mentali e fisiche. La Dea è un’avversaria che ti fa correre, una squadra ormai di vertice contro cui devi pensare al presente. L’Inter lo ha fatto, se l’è giocata, ha fallito un rigore sul 2-2 che avrebbe potuto consegnare il bottino pieno. Per qualche minuto ha creduto di essere sotto, fino a che il Var non ha ristabilito la parità annullando il guizzo di Piccoli. Non è sembrata una squadra con la testa alla Champions. A Kiev dovrà tornare ad esserlo.