di Giulio Mola Ci vuole il piedone di Skriniar per decidere la ruvida sfida fra i due attacchi più prolifici della serie A. Il “monday night” premia il cinismo e la solidità dell’Inter che piega a fatica una bella Atalanta (resta quinta ma in piena corsa Champions) e risponde agli squilli di Milan, Roma e Juve, tornando a +6 sulla seconda. Il settimo successo di fila è il modo migliore per festeggiare i 113 anni di vita del club, ma la gara è stata equilibrata fino all’ultimo secondo. Con i bergamaschi che hanno finito in attacco, così come avevano iniziato il match. E questo dà ancora più valore al successo della capolista, che vede la strada verso lo scudetto in...

di Giulio Mola

Ci vuole il piedone di Skriniar per decidere la ruvida sfida fra i due attacchi più prolifici della serie A. Il “monday night” premia il cinismo e la solidità dell’Inter che piega a fatica una bella Atalanta (resta quinta ma in piena corsa Champions) e risponde agli squilli di Milan, Roma e Juve, tornando a +6 sulla seconda. Il settimo successo di fila è il modo migliore per festeggiare i 113 anni di vita del club, ma la gara è stata equilibrata fino all’ultimo secondo. Con i bergamaschi che hanno finito in attacco, così come avevano iniziato il match. E questo dà ancora più valore al successo della capolista, che vede la strada verso lo scudetto in discesa.

Scelte di Conte: Vidal al posto dell’affaticato Eriksen per il 3-5-2 classico, con il ritorno dal primo minuto anche di Lautaro Martinez al fianco di Lukaku. Gasperini invece stupiva tutti: fuori Muriel ed Ilicic, dentro Malinovsky per avere più fisicità a centrocampo. In difesa Toloi, ormai vicinissimo alla prima convocazione con l’Italia di Mancini.

Subito molto aggressivi gli ospiti: pochi calcoli e pressing altissimo per stroncare sul nascere la manovra degli interisti. Conte suggeriva la profondità verso Lukaku e Lautaro, unico modo per scavalcare la solidissima barriera in mediana degli atalantini. La giocata splendida di Gosens (9’) non trovava compagni pronti per il tapin vincente. Serata complicata per Hakimi da quella parte contro il tedesco, così come per Skriniar, che soffriva non poco la marcatura su Zapata. Qualche attimo di tensione fra Mariani e Conte: dopo un battibecco Mariani mostrava il “giallo” all’allenatore che sconsolato allargava le braccia: “Voi arbitri fate i protagonisti, con tutto il bene che vi voglio...”. Poi si tornava a giocare. La prima occasione per l’Inter al 13’ era un quasi autogol di Romero. I padroni di casa facevano fatica ad impostare, mentre giocava decisamente meglio l’Atalanta, con Pessina bravo a “schermare” Brozovic e uno snervante giropalla che metteva in difficoltà gli interisti. Su un’indecisione Handanovic-Vidal (sempre un tempo di ritardo per il cileno), Freuler per poco non ne approfittava ma sulla successiva ripartenza (25’) Lukaku volava in contropiede: strepitoso Djimsiti in chiusura nel momento decisivo per poi murare la successiva conclusione di Lautaro. Finale di tempo con doppia chance per l’Atalanta su azione d’angolo: Handanovic respingeva d’istinto il colpo di testa di Zapata, Brozovic la capocciata di Djimsiti. Gasp si giocava la carta Ilicic in avvio di ripresa, Conte rispondeva inserendo Eriksen (52’) al posto dell’impacciato Vidal e la gara svoltava: subito il danese spaventava Sportiello e sul successivo angolo Skriniar in mischia scaraventava il pallone in porta. L’Atalanta accusava il colpo, un pasticcio di Toloi e Djimsiti lanciava in porta Lukaku fermato dal recupero di Romero. Più spazio per l’Inter in contropiede, con l’indemoniato e generoso Lautaro che si sfiancava nella doppia fase. Bergamaschi pericolosi (68’) con una puntata di Zapata, poi entravano pure Muriel e Miranchuck per l’assalto finale, e il colombiano impegnava l’attento Handanovic (75’). Poi la capolista sbarrava la porta con tutti i suoi effettivi (Eriksen compreso) di fronte agli assalti di Pasalic (sua l’ultima occasione) e compagni. Vittoria sofferta ma preziosissima: l’Inter si cuce addosso metà scudetto. E acchiapparla non sarà facile.