Edin Dzeko ha già segnato 4 gol: miglior marcatore nerazzurro quest’anno
Edin Dzeko ha già segnato 4 gol: miglior marcatore nerazzurro quest’anno
di Giulio Mola La vittoria numero 1500 in serie A ottenuta al “Franchi“ contro la Fiorentina è la conferma più importante che ormai il passato (Conte-Lukaku-Hakimi) è alle spalle e che la nuova Inter di Simone Inzaghi può guardare con fiducia e ambizioni importanti al futuro. Forse è troppo presto per dire se i campioni d’Italia restano i primi candidati allo scudetto (e quindi per cucirsi l’attesissima seconda stella) ma non si sbaglia quando si afferma che questo gruppo non può solo accontentarsi di restare fra le prime quattro squadre. E che deve legittimamente puntare almeno agli ottavi di Champions nonostante la beffa col Real Madrid. I numeri parlano da soli, e testimoniano la bontà del lavoro...

di Giulio Mola

La vittoria numero 1500 in serie A ottenuta al “Franchi“ contro la Fiorentina è la conferma più importante che ormai il passato (Conte-Lukaku-Hakimi) è alle spalle e che la nuova Inter di Simone Inzaghi può guardare con fiducia e ambizioni importanti al futuro. Forse è troppo presto per dire se i campioni d’Italia restano i primi candidati allo scudetto (e quindi per cucirsi l’attesissima seconda stella) ma non si sbaglia quando si afferma che questo gruppo non può solo accontentarsi di restare fra le prime quattro squadre. E che deve legittimamente puntare almeno agli ottavi di Champions nonostante la beffa col Real Madrid.

I numeri parlano da soli, e testimoniano la bontà del lavoro svolto fra mille difficoltà in estate dalla coppia Marotta-Ausilio, chiamati da un lato a far quadrare i conti e dall’altro a risistemare la squadra dopo le cessioni dolorose ma indispensabili di Lukaku e Hakimi e l’indisponibilità (si spera temporanea) di Eriksen. Un primo bilancio dopo cinque giornate si può già fare, ed è più che positivo mettendo alcuni dati a confronto con la passata stagione: 13 punti in classifica vuol dire che oggi l’Inter ne ha uno in più rispetto allo scorso anno, tanto per cominciare. E ancora; un gol in più realizzato (18 contro 17) e una rete in meno subita (5 contro le 6). E poi, solo due volte i nerazzurri sono andati in svantaggio, mentre nello scorso campionato dopo le prime cinque giornate era già successo tre volte. E ancora: sono sempre 11 i calciatori già entrati nella classifica dei marcatori: Dzeko guida la cooperativa del gol nerazzurra con 4 centri, mentre 3 sono quelli di Lautaro Martinez, due per Correa e Skriniar. E poi altri sette giocatori.

Comunque tanta roba visto che rispetto a un anno fa il valore complessivo della “rosa“ è nettamente inferiore: si è passati dai 618 milioni della stagione 2020-2021 agli attuali 573 milioni (fonte transfermarkt). Cambiano le pedine ma non la forza d’urto di una squadra che ha carattere, maturità e tante qualità dal punto di vista del gioco. Quella che si è vista chiaramente anche a Firenze, dove la formazione più forte (l’Inter) è riuscita a battere quella sulla carta più debole (la Fiorentina) nonostante una serata apparentemente storta, grazie alla classe dei singoli. I primi applausi sono per Handanovic, che a 37 anni ha dimostrato ancora una volta di essere più forte delle critiche. Ha tenuto in partita i nerazzurri nel momento più difficile del match con due interventi strepitosi. Poi ci ha pensato il solito Dzeko, ma anche Darmian e Calhanoglu sono andati molto bene nella ripresa, così come Dumfries: l’olandese è entrato e ha travolto tutti, bissando l’ottima prestazione di sabato scorso a San Siro contro il Bologna.

Insomma, tante note positive, soprattutto risposte importanti dai nuovi: dell’ex bomber giallorosso si è detto (non ha l’età di Lukaku ma finora ha inciso come il belga ed è arrivato per una manciata di milioni), così come dell’orange che finora non ha fatto rimpiangere Hakimi. Gli stessi Calhanoglu e Dimarco (soprattutto il terzino), arrivati a zero euro, si sono inseriti molto bene nel nuovo contesto. E anche Correa, l’acquisto più costoso voluto da Inzaghi (potrebbe rientrare sabato contro l’Atalanta, e già stato decisivo.

Ma forse la vera sorpresa è proprio l’allenatore: ha accettato con entusiasmo di prendersi la panchina che Antonio Conte gli aveva lasciato in eredità, col tricolore appiccicato. Ma è stato bravo a far dimenticare velocemente il tecnico salentino. E anche la Curva Nord ha imparato a scandire bene il suo nome.