Antonio Conte, 51 anni: seconda stagione all’Inter e seconda eliminazione dalla fase a gironi di Champions; l’anno scorso era arrivato poi in finale di Europa League
Antonio Conte, 51 anni: seconda stagione all’Inter e seconda eliminazione dalla fase a gironi di Champions; l’anno scorso era arrivato poi in finale di Europa League
di Giulio Mola Sull’orlo del baratro l’Inter ha un sussulto d’orgoglio e con carattere in quindici minuti di straordina vitalità, ribalta una partita che si era messa malissimo, chiudendo con qualche sorriso e un briciolo di ottimismo in più la settimana in cui sono stati bruciati i sogni europei. La società aveva chiesto una reazione, sul campo i nerazzurri hanno risposto vincendo con pieno merito contro un Cagliari generoso e determinato, ma oggettivamente inferiore. Un bel modo per gli uomini di Antonio Conte di andare oltre la doppia esclusione da Champions ed Europa League, e continuare la corsa allo scudetto (quarta vittoria di fila in...

di Giulio Mola

Sull’orlo del baratro l’Inter ha un sussulto d’orgoglio e con carattere in quindici minuti di straordina vitalità, ribalta una partita che si era messa malissimo, chiudendo con qualche sorriso e un briciolo di ottimismo in più la settimana in cui sono stati bruciati i sogni europei.

La società aveva chiesto una reazione, sul campo i nerazzurri hanno risposto vincendo con pieno merito contro un Cagliari generoso e determinato, ma oggettivamente inferiore. Un bel modo per gli uomini di Antonio Conte di andare oltre la doppia esclusione da Champions ed Europa League, e continuare la corsa allo scudetto (quarta vittoria di fila in campionato). "Siamo con l’elmetto e sott’acqua in questo momento - ammette il tecnico -. Ci sono due aspetti della partita. L’abbiamo preparata in una certa maniera, creato molto e non siamo riusciti a sfruttare le occasioni. Poi ci siamo dovuti arrangiare e buttare il cuore oltre l’ostacolo..."

Insomma, non è stata proprio una passeggiata quella di ieri in Sardegna, ma contavano i tre punti. E il 3-1 finale rispecchia nel complesso il match, dominato dall’Inter nel primo tempo (ben 7 occasioni per Lukaku e compagni) nonostante il gol-beffa di Sottil prima del giro di boa, e ribaltato nella ripresa dopo gli errori di Pavoletti e Cerri, la girandola di sostituzioni (azzeccate) e di cambi di modulo, e con la complicità di Cragno, disastroso dopo 45’ grandiosi.

Un nome su tutti emerge dalla terza vittoria in rimonta (era già successo con Fiorentina e Torino): quello dell’ex di turno, Niccolo Barella. Infaticabile motorino e autore dello spettacolare gol che ha rimesso in gara i nerazzurri. Non riposa mai, gioca pure se ha una caviglia che lo tormenta, ma lotta come un leone. Farebbe bene a prendere esempio da lui Eriksen, cui è stata concessa una nuova chance dall’inizio: tanto fumo per una manciata di minuti e poco arrosto, il danese ancora una volta è sparito troppo presto dal campo. Eppure sembrava lui uno dei punti di riferimento del “Piano B“, una nuova Inter che per un tempo ha abbandonato il tradizionale 3-5-2 affidandosi al 3-4-1-2. "Il piano B ovviamente era una battuta - spiega Conte - Consiste nel cercare di cambiare le cose con le sostituzioni, rendere offensiva la squadra se perdi o più ermetica se devi portare a casa il risultato. Devi però avere a disposizione tutti per poterlo fare...".

Tante le occasioni create nel primo tempo, da Lukaku e da Sanchez, dallo stesso Barella e da Bastoni, ma zero reti. Fino al gol-beffa di Sottil poco prima dell’intervallo, con un perfido diagonale al volo che s’infila nell’angolino più lontano e Handanovic immobile a guardare.

Meno lucidità ma più concretezza nella ripresa. E quei cambi decisivi, perché esiste pure un piano C: "Era necessario avere la possibilità di giocare con Sanchez, Lautaro e Lukaku insieme..." spiega Conte. Si passa alla difesa a 4, per magia arrivano i gol di Barella, D’Ambrosio e pure Lukaku nel finale, che scatena l’allenatore con una plateale e incontenibile esultanza. "I ragazzi hanno dato una grande risposta". Posta per Marotta in chiusura: "A gennaio la rosa deve diventare più snella e funzionale a ciò che vogliamo". Come dire: cedere gli scontenti e magari acquistare (De Paul?). Lo Shakhtar è dimenticato, il sogno scudetto continua.