di Mattia Todisco È un pareggio che va meglio all’Inter, più che al Napoli. Uno a uno e i punti di vantaggio sul Milan, secondo, diventano nove anziché undici. Comunque un ottimo bottino, a sette giornate dalla fine, dopo una gara che interrompe la lunga striscia di vittorie ma consente di uscire indenni dal Maradona. Un risultato che arriva dopo un’autorete a metà tra Handanovic e De Vrij, che si scontrano spingendo la palla in porta, e il gol di Eriksen. Una sfida in cui l’idea...

di Mattia Todisco

È un pareggio che va meglio all’Inter, più che al Napoli. Uno a uno e i punti di vantaggio sul Milan, secondo, diventano nove anziché undici. Comunque un ottimo bottino, a sette giornate dalla fine, dopo una gara che interrompe la lunga striscia di vittorie ma consente di uscire indenni dal Maradona. Un risultato che arriva dopo un’autorete a metà tra Handanovic e De Vrij, che si scontrano spingendo la palla in porta, e il gol di Eriksen. Una sfida in cui l’idea dell’Inter non cambia rispetto ai recenti riscontri. La palla la tengono gli altri e appena c’è spazio si va in contropiede, almeno fino a che il punteggio non ti costringe ad avanzare il baricentro. I nerazzurri restano fin troppo bassi, nemmeno Conte è soddisfatto a giudicare da come prova a svegliare Brozovic e Barella. Il Napoli non punge, chiama una volta Handanovic a una parata centrale e manca il bersaglio di testa con Koulibaly su azione da calcio d’angolo. Poco, per il palleggio prodotto. Gli ospiti aspettano che la gara offra le occasioni per colpire. Centrano una traversa con Lukaku dopo essere già entrati in area poco prima con Darmian che sbaglia la scelta finale. Per scompigliare le carte serve un episodio che non ti aspetti, la "frittata" a metà tra Handanovic e De Vrij che scontrandosi producono un autogol. Sul lato opposto la Dea bendata ferma ancora Lukaku al palo dopo una deviazione su punizione di Eriksen, poco dopo Barella sbaglia uno stop davanti a Meret che gli avrebbe consentito di calciare a botta sicura. Il finale dell’Inter è in crescendo, a dimostrazione che la qualità c’è, al di là delle scelte tattiche prudenti. Sempre per la parte imprevedibile che il gioco ammette, quando le ostilità si riaprono a segnare il pareggio è il peggiore in campo, fino a quel momento: Eriksen. Non che la staffilata da lontano sia un colpo assente dalla faretra del danese, ma il gol arriva col piede teoricamente debole (il sinistro) e dopo quasi un’ora di frequenti errori. Con i cambi i due allenatori provano a scuotere una partita i cui ritmi si abbassano notevolmente. Il timore dell’errore suggerisce prudenza ai ventidue in campo, che guardano più al passaggio semplice che alla giocata illuminante. L’Inter si schiaccia ancora. C’è il brivido di un rigore assegnato da Doveri e poi tolto al Napoli per l’intervento del Var. Alla capolista il pari va bene e alla fine Hakimi ha un’occasione per la beffa. Ma sarebbe stato troppo.