Italo Cucci

Molti vorrebbero – come la canzone – che questa storia azzurra non finisse mai. Il desiderio non sottintende infinito amor patrio ma…meglio che continuiamo a goderci l’Italia di Mancini prima di metter mente e mano al campionato che verrà . Evento che, a ben vedere, pare non preoccupare soltanto l’Atalanta, ferma al suo prodigioso Gasperini, ai suoi giocatori invidiati da tutti, alla sua condizione economica privilegiata. Gode buona fama anche il Milan, fattosi virtuoso dal momento in cui ha rinunciato a Donnarumma, oggi primo portiere italiano forse secondo al Psg. Fors’anche il Sassuolo. Per il resto, tutto ruota intorno agli allenatori, come se il campionato dovessero giocarlo loro, non i calciatori. Tre famosi mister già considerati vincenti – Mourinho, Sarri, Spalletti – mi fanno venire in mente il re d’Egitto Farouk, grande giocatore di poker, che perdeva regolarmente ma non pagava perché si dichiarava vincente e nascondeva le carte; e a richiesta degli avversari dichiarava con una faraonica faccia di bronzo: “Parola di re”. Finché gli hanno retto il gioco. Poi è fallito. Qualcuno, lassù, ama i nostri ricchi signori della panca ma qualcun altro dovrà pur perdere. Soprattutto da quando alla Juve é tornato Allegri con l’aureola del santo vincitore.

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