di Paolo Grilli E’ la Juventus la regina degli scacchi. Ma il pass per la finale di Coppa Italia arriva con più di un brivido in una gara bloccata, al di là del pari che è bastato. Nella battaglia di posizione dello Stadium, con il reciproco divieto di tentare azzardi, la Signora finisce per stuzzicare assai poco l’Inter. Che si affida quasi unicamente al tandem Barella-Hakimi, sulla destra, per presentarsi dalle parti di Buffon in un match che – Conte dixit – doveva essere giocato alla perfezione per...

di Paolo Grilli

E’ la Juventus la regina degli scacchi. Ma il pass per la finale di Coppa Italia arriva con più di un brivido in una gara bloccata, al di là del pari che è bastato. Nella battaglia di posizione dello Stadium, con il reciproco divieto di tentare azzardi, la Signora finisce per stuzzicare assai poco l’Inter. Che si affida quasi unicamente al tandem Barella-Hakimi, sulla destra, per presentarsi dalle parti di Buffon in un match che – Conte dixit – doveva essere giocato alla perfezione per ribaltare l’1-2 dell’andata a San Siro.

Il possesso palla bianconero nel primo tempo non scalfisce la compattezza dei nerazzurri, capaci invece di rendersi più che pericolosi con Lautaro (giusto non fischiare il rigore sul suo liscio al tiro, episodio che poi accende la lite verbale tra Conte e Bonucci), Eriksen e Lukaku. Piuttosto evidente la scioltezza con cui, ogni volta che si apre il gas, l’Inter riesce a fare breccia tra i reparti della Signora. Bernardeschi, schierato al posto di Chiesa sulla sinistra, solo a fasi alterne riesce a contenere le avanzate dei dirimpettai. E servono un paio di fiammate di Ronaldo per dare la sveglia ai compagni, rimbrottati a più riprese da Pirlo perché troppo attendisti. E anche nel secondo tempo sarà CR7 ad avere un paio di buone occasioni, rigorosamente autoprodotte. Il ‘Maestro’ può comunque esultare. "Io ‘allegriano’? Mi fa piacere sentirlo – dice Pirlo – ogni gara è a sé e bisogna sapersi adattare per vincere". In partite come quella di ieri le filosofie e evaporano al fischio d’inizio, spazzate via dall’imperativo del risultato. Per la Juve un’altra gara a punti e ancora senza subire gol. Stavolta la X è benedetta. Nemmeno Lukaku, mai a segno contro i bianconeri, è riuscito a riaprire di fatto la doppia sfida, proprio nel giorno in cui si potrebbe profilare per lui e per Ibra l’esperienza di ambasciatori del fair play nelle squadre giovanili se si arrivasse a un patteggiamento con la procura federale per la famosa lite.

L’esito di questa semifinale tra big non potrà non avere strascichi anche in campionato. La Signora sa di avere recuperato il gap con l’Inter. Un divario che sembrava enorme anche in fatto di concretezza. Ora invece Pirlo sa che i suoi possono riuscire in tutto, soffrendo più che brillando. E a proposito di efficacia, ieri all’Inter è mancato come non mai Vidal. Ora Conte però può pensare solo al campionato. Domenica c’è la Lazio a Milano, verso l’ultimo grosso obiettivo rimasto, del tutto alla portata. La Juve sabato sarà a Napoli, e poi sotto con la Champions.