di Mattia Todisco Altri due gol presi, altri due punti persi. Nemmeno a Verona l’Inter strappa la vittoria, anche se alla fine è un pareggio e non una sconfitta come con il Bologna. Un 2-2 che consente all’Atalanta di mantenere il terzo posto acquisito momentaneamente il giorno prima: oggi Conte è quarto in classifica. La squadra ha il fiatone, forse anche per qualche assenza. Aver recuperato dagli squalificati Skriniar serve al tecnico per chiudere una falla, visto che il...

di Mattia Todisco

Altri due gol presi, altri due punti persi. Nemmeno a Verona l’Inter strappa la vittoria, anche se alla fine è un pareggio e non una sconfitta come con il Bologna. Un 2-2 che consente all’Atalanta di mantenere il terzo posto acquisito momentaneamente il giorno prima: oggi Conte è quarto in classifica.

La squadra ha il fiatone, forse anche per qualche assenza. Aver recuperato dagli squalificati Skriniar serve al tecnico per chiudere una falla, visto che il giudice sportivo ne ha appiedati nel frattempo altri due (D’Ambrosio e Bastoni). Lo slovacco riceve il “benvenuto“ al 2’ da Lazovic, che lo salta nettamente prima di depositare alle spalle di Handanovic. Una reazione gli ospiti la accennano, ma non c’è rabbia, non c’è energia. Si scorge il tentativo di eseguire la giocata a memoria, come uno scolaro alla lavagna che ripete la lezioncina, senza il guizzo di chi ha compreso come poter sorprendere. Anche il Verona ha degli schemi mandati a menadito, provati e riprovati, ma ha testa libera, poco altro da chiedere alla stagione se non la mostrina sul petto di un’altra grande mandata a gambe all’aria dopo la Juventus. Va in pressione uno contro uno, come vuole Juric, la cui idea di calcio ricalca molto da vicino quella del “maestro“ Gasperini.

La via d’uscita dell’Inter diventa il gioco su Lukaku, le cui sponde permettono di creare pericolosità. I guanti del portiere di casa restano immacolati per quasi tutto il primo tempo, mentre Handanovic ringrazia un palo che lo salva su una staffilata di Veloso, i centimetri che separano Dimarco dalla grande occasione al gol spettacolare, quelli che non permettono a Pessina e Faraoni di impattare in area un cross dalla destra.

Al fischio di metà gara, il copione assomiglia in maniera preoccupante al recente Parma-Inter. Stavolta la sveglia suona in anticipo rispetto ai minuti finali: pari di Candreva al 49’, sorpasso con autogol al 54’. Fortuna, certo, coadiuvata dalla voglia di non arrendersi alle difficoltà del momento e da una coppia di attaccanti (Lukaku-Sanchez) che lavora costantemente per aiutare i compagni di squadra. Filosofia alla Conte, ricalcata anche dal subentrante Martinez. I cambi tardano ancora, altro marchio di fabbrica del tecnico interista, con l’alibi che qualche assenza c’è e le risorse in panchina scarseggiano. E anche stavolta la benzina non dura fino alla fine: Veloso fa 2-2, il terzo posto è dell’Atalanta.