Per Simone Inzaghi, qui con Carlo Ancelotti, un debutto subito difficilissimo in Champions: la sua Inter meritava molto di più contro il Real Madrid
Per Simone Inzaghi, qui con Carlo Ancelotti, un debutto subito difficilissimo in Champions: la sua Inter meritava molto di più contro il Real Madrid
di Mattia Todisco È una sconfitta. Che brucia. L’Inter deve già rincorrere, dopo la prima in casa. Perde con il Real Madrid, punita 1-0 da Rodrygo, lo stesso che segnò il 3-2 a Madrid nello scontro diretto dell’anno scorso. Alla fine della gara il Meazza applaude, perché la prestazione è stata più che all’altezza per il primo tempo, un po’ troppo timorosa nel secondo, quando l’esperienza degli uomini di Ancelotti ha fatto la differenza. Il numero di occasioni pende nettamente dalla parte dei padroni di casa, ma serviva più precisione finché c’è stata benzina e una spinta maggiore dai subentrati a gara in corso, che poco hanno fornito...

di Mattia Todisco

È una sconfitta. Che brucia. L’Inter deve già rincorrere, dopo la prima in casa. Perde con il Real Madrid, punita 1-0 da Rodrygo, lo stesso che segnò il 3-2 a Madrid nello scontro diretto dell’anno scorso. Alla fine della gara il Meazza applaude, perché la prestazione è stata più che all’altezza per il primo tempo, un po’ troppo timorosa nel secondo, quando l’esperienza degli uomini di Ancelotti ha fatto la differenza. Il numero di occasioni pende nettamente dalla parte dei padroni di casa, ma serviva più precisione finché c’è stata benzina e una spinta maggiore dai subentrati a gara in corso, che poco hanno fornito alla causa.

Buon per l’Inter che lo Shakhtar abbia perso contro lo Sheriff, co-capolista a sorpresa del raggruppamento. Ma c’è comunque da inseguire, fin da subito, al di là delle indicazioni su una crescita generale che rispetto a un anno fa si è vista. Allora, al Meazza, anche prima dello sciagurato rosso a Vidal il Real aveva banchettato nella metà campo interista, mostrando le sicurezze che solo anni di vittoriosa esperienza europea ti possono dare. La palla scotta di più, se non tieni il palco, cosa che a qualcuno in nerazzurro (Brozovic e Handanovic nelle battute iniziali) accade anche stavolta. Ad altri no. Il gruppo, nel suo insieme, ha assimilato certezze. In campo c’è la squadra campione d’Italia, due freschi vincitori dell’Europeo (Bastoni e Barella), un campione del Sudamerica come Lautaro.

La conta dei trofei in campo è ancora impari, ma qualche trofeo inizia a spuntare tra le bacheche degli interisti. Le note di cronaca pendono dalla parte degli uomini di Inzaghi: nei primi 20’ due parate di Courtois su Dzeko e Martinez più un colpo di testa alto di Skriniar su corner. Sono tutte conclusioni dall’interno dell’area, a campi invertiti il Madrid non ci arriva mai e si rintana (poco Real, ma intelligentemente ancelottiano) per avere profondità alle spalle della difesa avversaria con i tre velocisti in attacco. La gara sembra un po’ assopirsi, l’Inter è manovriera anche quando potrebbe scattare.

Rischia quando Eder Militao spedisce a lato un’inzuccata, restituisce l’assalto con due tentativi di Martinez e Brozovic. Non abbassa la guardia e quando può tenta l’affondo. San Siro apprezza, urla, applaude. Nella boxe la prima ripresa sarebbe unanimemente a favore dell’Inter, se non fosse che i punti (in classifica) nel calcio si guadagnano segnando.

Ai nerazzurri manca il pugno pesante, troppe volte Courtois si ritrova il pallone sui guantoni senza troppo scostarsi dalla posizione. Inzaghi cambia presto: 10’ della ripresa ed escono entrambi gli esterni di centrocampo. Va data una "rinfrescata" a una squadra che comincia ad arretrare. Vinicius scalda i motori, non lascia tempi di rodaggio al nuovo entrato Dumfries, sverniciato con un passo da motorino. Contro il brasiliano soffrono tutti, anche Skriniar. Quando ancora Ancelotti non ha messo mano alla panchina il suo collega ha già mandato in campo altri due elementi tra le riserve (Vidal e Correa). Si avverte stanchezza, soprattutto dal lato Inter, nonostante i subentrati. Segna uno dei rinforzi che Ancelotti pesca dalle sostituzioni, Rodrygo, laddove a Inzaghi non riesce di trovare un jolly.