La delusione di Allegri che inizia la sua nuova avventura alla Juve con un punto in due gare: sotto, la rete decisiva di Mancuso che sorprende la Juve al 21’
La delusione di Allegri che inizia la sua nuova avventura alla Juve con un punto in due gare: sotto, la rete decisiva di Mancuso che sorprende la Juve al 21’
di Doriano Rabotti Caduto il velo del grande alibi, la prima Juventus D.C. (Dopo Cristiano) si scopre nuda e fragile. Perché la partenza rocambolesca del giocatore più forte avrà anche avuto ovvie ripercussioni psicologiche, oltre a quelle tecniche. Certo non avere più un gol a partita o quasi, come garantiva il portoghese, è complicato. Ma il resto è peggio. Se all’approccio con una gara di svolta come quella di ieri sera, il resto della truppa si presenta più molle della neopromossa Empoli e anzi finisce per farsi portare a spasso spesso...

di Doriano Rabotti

Caduto il velo del grande alibi, la prima Juventus D.C. (Dopo Cristiano) si scopre nuda e fragile. Perché la partenza rocambolesca del giocatore più forte avrà anche avuto ovvie ripercussioni psicologiche, oltre a quelle tecniche. Certo non avere più un gol a partita o quasi, come garantiva il portoghese, è complicato. Ma il resto è peggio.

Se all’approccio con una gara di svolta come quella di ieri sera, il resto della truppa si presenta più molle della neopromossa Empoli e anzi finisce per farsi portare a spasso spesso dagli organizzatissimi ragazzi di Andreazzoli, significa che il colpo dell’addio a CR7 è ben lontano dall’essere assorbito. E anche che le carenze sono più strutturali e preoccupanti, nascono prima di tutto a centrocampo, dove i nodi sono ancora lontano dall’essere risolti.

Al di là della formazione sorprendente in negativo scelta da Allegri, assetto che pur votato alla distruzione del gioco più che alla sua costruzione, finisce comunque per subire, una cosa è parsa evidente: quando la differenza di tasso tecnico, per tacere dell’ingaggio, è singola oltre che collettiva, allora è propro nella sfera individuale dei bianconeri che vanno cercate le cause di una povertà di convinzione e ispirazione che, salvo clamorose operazioni in extremis, finirà per ridimensionare le reali ambizioni bianconere. Bastonate da un ex juventino, l’attaccante Mancuso, venduto all’Empoli due anni fa e bravo a sfruttare una deviazione di Danilo che lo libera in area, dopo una ventina di minuti.

Non basta per giustificare la brutta figura l’assenza nella prima ora di gioco del campione d’Europa Locatelli, anche se sicuramente il ragazzo ha le caratteristiche adatte per rimettere ‘in squadro’ il reparto oggi più sbilenco. Magari non da solo, però: credere che Locatelli (e Kean in arrivo) siano sufficienti è il modo migliore per non risolvere il problema.

Il McKennie visto ieri dietro le due punte, il Danilo posizionato davanti alla difesa non possono sembrare le pietre angolari di un progetto, quanto piuttosto dei tentativi. Infruttuosi.

Oggi la Juventus da scudetto è un’idea lontana dalla realtà quasi quanto il distanziamento a scacchiera dei tifosi in curva, non solo per il punto in classifica dopo due giornate che la mette al pari dello Spezia, mentre Inter e Lazio sono già in fuga.

Non basta notare che un centravanti come Morata, al posto del texano, nella ripresa ha fatto crescere anche il gioco di Dybala, che ritrova spazio di manovra. Anche Kulusevski cerca di mostrarsi pronto pronto a farsi vedere fuori dal cono d’ombra di Ronaldo, ma sono tutte illusioni ottiche, miraggi nella notte dello Stadium. Se la Juve è questa, rischia di essere una visione irraggiungibile anche lo scudetto.