Sembra uscita da un romanzo onirico di uno scrittore sudamericano, la storia del guerrigliero diventato vicepresidente e ora recordman mondiale come giocatore più anziano mai schierato in una partita internazionale di club.

E invece è la storia verissima di Ronnie Brunswijk, 60 anni, che martedì ha giocato la partita di andata degli ottavi di finale della Concacaf league con la maglia dell’Inter Moengotapoe, di cui è presidente e proprietario, contro gli honduregni dell’Olimpia di Tegucicalpa.

Nella gara d’andata a Paramaribo, Brunswijk (nella foto) è entrato in campo dall’inizio con il numero 61, come il suo anno di nascita (7 marzo), con la fascia di capitano, giocando 54 minuti in attacco. Al suo fianco c’era il figlio Damian, 21 anni. Così è diventato il giocatore più anziano (60 anni e 198 giorni) a disputare un match internazionale di club, secondo lo statistico spagnolo Alexis Martin-Tamayo.

Brunswijk è un ex sergente dell’esercito, poi capo ribelle contro il dittatore Desi Bouterse negli anni ‘80. Condannato per traffico di droga in contumacia a otto anni di carcere nel 1999 dall’Olanda e a dieci anni dalla Francia, non è mai stato arrestato perché il Suriname non fa estradizione. Per questo motivo Brunswijk non parteciperà alla partita di ritorno in Honduras, altrimenti potrebbe essere arrestato dall’Interpol.