Giuseppe Tassi

C’è una regola non scritta nei protocolli del Var, che si chiama buonsenso. Era il pane quotidiano nel calcio di ieri, è un valore ignorato nel pallone di oggi, sempre più simile a un Grande Fratello a caccia di immagini proibite, di episodi sfuggiti al semplice occhio umano.

La partita fra Inter e Juve, senza scudetto in palio ma con un posto Champions in ballo, è stata l’emblema dell’uso distorto e deteriore del videoassistente o arbitro elettronico, come qualcuno lo chiama.

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