di Paolo Grilli Troppo incostante per arrivare lontano. Troppo esile. E pure troppo bella, malignavano inevitabilmente alcuni. Camila Giorgi, nell’estate azzurra dei grandi sogni realizzati, fa sua la grande rivincita e prende a pallettate dubbi e perfidie. Il trionfo di Montreal, prestigiosissimo torneo Wta 1000, è un premio alla costanza e alla convinzione nella propria classe. Perché poi Camila, al di là di tutto, in questi anni è stata soprattutto troppo... infortunata. Un polso fragile l’ha tormentata a lungo, impedendole un decollo a lungo annunciato e ora finalmente compiuto, a 29 anni e mezzo. Un’età che se da un lato non autorizza a esagerare con...

di Paolo Grilli

Troppo incostante per arrivare lontano. Troppo esile. E pure troppo bella, malignavano inevitabilmente alcuni. Camila Giorgi, nell’estate azzurra dei grandi sogni realizzati, fa sua la grande rivincita e prende a pallettate dubbi e perfidie. Il trionfo di Montreal, prestigiosissimo torneo Wta 1000, è un premio alla costanza e alla convinzione nella propria classe. Perché poi Camila, al di là di tutto, in questi anni è stata soprattutto troppo... infortunata. Un polso fragile l’ha tormentata a lungo, impedendole un decollo a lungo annunciato e ora finalmente compiuto, a 29 anni e mezzo. Un’età che se da un lato non autorizza a esagerare con la fantasia nell’ottica complessiva della sua carriera, dall’altro legittima eccome previsioni di nuovi e importanti successi, visto anche quanto si sono allungate mediamente le carriere degli assi della racchetta.

E’ stato un piacere per gli occhi vedere la marchigiana dominare la ceca Pliskova – numero 4 Wta a cui rende quasi 20 centimetri e quasi altrettanti chili – nella finale canadese, proprio come era successo a Tokyo una ventina di giorni fa. Ed è sembrato che tutto si risistemasse meravigliosamente in campo per la marchigiana, atleta fuori dagli schemi e professionista già a 15 anni.

Si è parlato a lungo del legame con il padre Sergio, suo allenatore, argentino reduce dalla guerra delle Falkland: è stato lui, insieme alla madre Claudia, disegnatrice di moda, il destinatario dell’immediata dedica della campionessa di Toronto. Il segno di quanto sia solido il rapporto indicato da molti come "nocivo" per le sorti agonistiche di Camila.

Un’atleta che già da giovanissima ha saggiato i sacrifici e le tensioni inevitabili quando si punta molto in alto. Nick Bollettieri l’avrebbe voluta nella sua accademia che non aveva ancora dieci anni, lei ha vissuto comunque a lungo tra la Spagna, la Francia e la Florida per inseguire il suo sogno, quello che però tardava tanto ad arrivare.

Ora, con il Wta 1000 vinto (solo Flavia Pennetta aveva raggiunto un successo tanto prestigioso nella storia del tennis azzurro al femminile, con il successo a Indian Wells nel 2014), tutto sembra tornare e anche la classifica di Camila si allineerà alle sue doti e ambizioni: in un colpo solo passerà dal numero 71 al 34 appena prima dell’inizio degli Us Open.

Arriverà anche un boost di visibilità per la nostra tennista di punta, già oltre quota 500 mila follower su Instagram e prima testimonial (ci mancherebbe altro...) del brand di moda “Giomila“, lanciato insieme alla madre stilista.

"Per me questa è stata una prova importantissima e fondamentale – ha detto Camila dopo il trionfo –. Sono veramente felice che sia capitato questa settimana anche perché giocare in uno stadio di nuovo con il pubblico è stato fantastico, è completamente un’altra cosa. Mi hanno supportato in una maniera bellissima. Sicuramente è fondamentale anche per la mia carriera, perché adesso è un ranking diverso, che è quello cercavo. Avevo bisogno di continuità, quindi sono solamente felice".

Ad avere continuità sono poi le imprese azzurre, in questa magica estate che non vorremmo finisse mai. Il tennis ha fatto la sua grande parte, da Berrettini, a Sinner, a Camila. Tra meno di due settimane si gioca a Flushing Meadows. Vogliamo forse abbassare il volume dei nostri sogni proprio adesso?