Giuseppe Tassi

Ronaldo implacabile come un cobra, Insigne con la tremarella da calcio di rigore. La Supercoppa va alla Juve mentre lo Scugnizzo spreca dagli undici metri l’opportunità del pareggio. Così la Signora mette in bacheca il primo trofeo dell’era Pirlo con la gentile collaborazione della squadra di Gattuso. Ma sul campo si vede una Juve tonica e rabbiosa, lontana parente di quella inginocchiata davanti all’Inter. Merito di un centrocampo rinnovato con Arthur compassato direttore d’orchestra e un elettrico McKennie, che diventa la spina nel fianco di Gattuso. Un reparto sostenuto anche dallo slancio e dalla qualità di Cuadrado, appena uscito dal Covid. Il Napoli resta sotto traccia, incalzato dal pressing juventino, che diventa asfissiante nella ripresa quando Bernardeschi prende il posto di un abulico Chiesa. Ma per decidere la partita serve il solito supereroe. E dopo due gare a luci spente, CR7 ritrova se stesso. Sicuro nel dribbling, rapido nelle accelerazioni, sempre presente in zona gol, fino a quel lampo che vale la partita e la Supercoppa. Non è una Juve arrembante ma è una squadra più solida e sicura che ritrova la ferocia di Chiellini, due parate miracolose di Szczesny e un centrocampo finalmente credibile. E poi quel marziano che non si rassegna a imboccare il viale del tramonto.